Che relazione c'è tra cortisone e glicemia? E tra diabete e cortisone? È vero che il cortisone fa venire il diabete? Queste sono le domande che possono insorgere quando per una ragione o per l'altra si deve intraprendere una terapia a base di steroidi.
Vediamo di seguito un approfondimento in merito.
Cosa sono gli steroidi?
Gli steroidi, noti anche come corticosteroidi, sono versioni artificiali degli ormoni prodotti naturalmente dall'organismo. Esistono diversi tipi di steroidi prescrivibili in varie forme; la loro funzione è quella di ridurre l'infiammazione nel corpo.
Gli steroidi intervengono nel trattamento di diverse condizioni cliniche, tra cui:
- asma grave;
- fibrosi cistica;
- artrite;
- malattie infiammatorie intestinali;
- alcuni tipi di cancro.
Glicemia e cortisone
Livelli alti di glicemia si verificano quando gli steroidi causano un aumento degli zuccheri nel sangue in persone con diabete preesistente.
L'iperglicemia da cortisone è una condizione che interessa persone già affette da diabete mellito, o con alterata tolleranza al glucosio (IGT), che devono seguire una terapia a base di cortisone, spesso necessaria per trattare altre condizioni, di natura infiammatoria o autoimmune.
L'effetto del cortisone dipende da diversi fattori, quali:
- dal tipo di diabete che si ha;
- dal modo in cui si gestisce la propria condizione di salute;
- dalla dose dei medicinali;
- dalla durata del trattamento.
Picchi glicemici postprandiali
Come premesso, il monitoraggio e il trattamento di iperglicemia steroido-indotta è fondamentale nei pazienti con diabete preesistente o con alterata tolleranza al glucosio, soprattutto per sapere quando e in quali circostanze aumentano i livelli di glucosio.
L'iperglicemia è più marcata nelle ore centrali della giornata (mattina e primo pomeriggio), in linea con i ritmi circadiani dell'insulino-resistenza e l'assunzione del farmaco.
I livelli di zucchero nel sangue tendono ad aumentare dopo i pasti, soprattutto 2 ore dopo pranzo, in coincidenza con l’effetto massimo del cortisone assunto al mattino. Questo aumento può durare fino a 12-16 ore, con una riduzione durante le ore notturne.
Quali sono le cause dell'iperglicemia da cortisone?
Le cause dell'aumento dei livelli di zucchero nel sangue sono diverse:
- il fegato rilascia più glucosio;
- le cellule muscolari e adipose bloccano l'assorbimento del glucosio dal sangue;
- viene a ridursi la sensibilità dell'organismo all'insulina.
Ciascuno di questi fattori influisce sulla maggiore permanenza del glucosio nel sangue, sviluppando il diabete.
Fattori di rischio di diabete da cortisone
I farmaci cortisonici, come prednisone, metilprednisolone e desametasone, sono efficaci antinfiammatori necessari per il trattamento di molte condizioni mediche (asma, malattie reumatiche, trapianti), ma il loro utilizzo nei pazienti diabetici può causare un aumento della glicemia.
Questo effetto collaterale è dovuto alla resistenza all’insulina e all’aumento della produzione epatica di glucosio (zucchero) nel sangue. Le persone a maggior rischio di diabete di tipo 2, o già affette da questa patologia, non devono sottovalutare queste probabilità.
Per quanto riguarda il rischio di sviluppare diabete a causa del trattamento con cortisone, esistono alcuni fattori che possono aumentarne la probabilità, tra questi:
- un'età superiore ai 40 anni;
- familiarità: avere casi in famiglia di persone affette da diabete di tipo 2;
- problemi di pressione alta;
- sovrappeso o obesità.
Gli effetti del cortisone sulla glicemia
Gli effetti del cortisone sulla glicemia cambiano a seconda del caso. In molti casi poi, una volta interrotto il trattamento con steroidi, i livelli di zucchero nel sangue tornano normali; in altri, invece, là dove il rischio di diabete di tipo 2 è più elevato, la condizione di iperglicemia può perdurare anche dopo l'interruzione del trattamento steroideo.
Esistono poi anche casi in cui le persone con diabete indotto da farmaci non possono interrompere il trattamento steroideo, perché alcune patologie lo richiedono per tutta la vita; in queste circostanze la condizione può persistere per un periodo di tempo più lungo.
Cortisone e glicemia alta: i sintomi da osservare
Per quanto riguarda la condizione di glicemia alta e cortisone, se i livelli di zucchero nel sangue sono solo leggermente più alti del solito, è possibile che non si presenti alcun sintomo.
Al contrario, quando i livelli di zucchero nel sangue aumentano superando una certa soglia, si possono manifestare sintomi simili a quelli dell’iperglicemia in generale, ma spesso è legata a specifici momenti della giornata in relazione all’assunzione del farmaco:
- aumento della sete (polidipsia): sensazione di sete persistente dovuta all'elevato livello di zuccheri nel sangue;
- minzione frequente (poliuria): il corpo cerca di eliminare l'eccesso di glucosio attraverso le urine;
- stanchezza e debolezza: l'energia viene compromessa a causa dell'incapacità di utilizzare il glucosio;
- visione offuscata: l'iperglicemia può influenzare la capacità visiva temporaneamente;
- aumento della fame (polifagia): la resistenza insulinica e l'incapacità di metabolizzare il glucosio possono stimolare un aumento dell’appetito.
Trattamento del diabete indotto da steroidi
Il trattamento del diabete iatrogeno da cortisone dipende dalle condizioni specifiche della persona che ne è affetta.
Se si assumono steroidi solo per un breve periodo di tempo, potrebbe non essere necessario ricorrere ad alcun trattamento. Infatti, come premesso poco sopra, in questi casi i livelli di zucchero nel sangue dovrebbero tornare entro un range normale, una volta terminato il ciclo delle terapie.
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In caso contrario, il trattamento per il diabete da steroidi può prevedere l'assunzione di insulina tramite iniezione, l'assunzione di farmaci e/o cambiamenti nello stile di vita, modifiche alla dieta quotidiana ed esercizio fisico regolare.
Pazienti diabetici e cortisone
Trascurare i rischi dell'iperglicemia nei pazienti già diabetici può comportare alcune conseguenze, per esempio può portare allo sviluppo di alcune complicanze acute (come chetoacidosi diabetica) o coma iperosmolare, oppure croniche (danni vascolari).
È consigliabile optare per un possibile adattamento della terapia antidiabetica che può stabilire il medico, considerando il grado più o meno grave di iperglicemia.
L'affiancamento di medici specialisti, come dietologi e diabetologi, è indispensabile per gestire al meglio la condizione, rimodulando la terapia per trovare il giusto equilibrio tra il controllo della glicemia e i benefici del trattamento.
Il medico potrebbe anche ricorrere al frazionamento della dose di cortisone, dividendo la dose giornaliera in due somministrazioni (ad esempio a colazione e pranzo) per ridurre il fenomeno collaterale dei picchi glicemici.
Da notare che anche i trattamenti locali (infiltrazioni articolari, aerosol, creme) possono influenzare la glicemia, sebbene in misura minore rispetto alla somministrazione sistemica.
Come prevenire la glicemia alta?
Ciò che si può fare anche in autonomia come forma di prevenzione è controllare la glicemia più volte al giorno, specialmente al mattino a digiuno e due ore dopo i pasti principali; ei primi giorni di terapia è preferibile intensificare il monitoraggio per valutare l'impatto del cortisone.
Restano, inoltre, gli strumenti della prevenzione primaria che si possono adottare nel quotidiano: una dieta bilanciata e l'attività fisica regolare possono aiutare a limitare i picchi glicemici. L'attività fisica può dover essere limitata in pazienti con dolori articolari o altre comorbidità.