Il rame,che nella tavola periodica ha simbolo chimico Cu, è un metallo rossastro, di consistenza duttile e malleabile. Ha una bassa reattività chimica, è un conduttore di calore ed elettricità e resiste alla corrosione. Tale elemento è anche presente all'interno degli organismi viventi, come molti altri elementi chimici.
Con l’umidità, sviluppa una patina verdastra; ne è un esempio la Statua della Libertà, che è fatta completamente di rame e, con il passare del tempo, ha assunto il colore verde che tutti conosciamo.
Questo minerale è presente naturalmente nell’ambiente. Viene impiegato nell’industria e in agricoltura. Mentre il rame puro è molto morbido, le sue leghe (come ottone e bronzo) sono dure e resistenti.
Il rame risulta poi particolarmete utile per la salute; svolge infatti moltissime funzioni biologiche all’interno dell’organismo. Nel corpo, le più alte concentrazioni di questo elemento si trovano nel fegato, nel cuore, nel cervello, nelle ossa e nei muscoli. Svolge anche azione disintossicante. Il rame si lega alla ceruloplasmina, proteina plasmatica adibita al trasporto e all'escrezione dell'elemento stesso.
Proprietà del rame
Il rame è presente in tutti i tessuti organici e svolge moltissime funzioni biologiche, infatti:
Aumenta la produzione di elastina e la formazione del collagene, svolgendo in tal modo un’azione preventiva nei confronti delle rughe e mantenendo la pelle sana
Sostiene lo sviluppo degli organi sessuali femminili
L’eccesso di rame può causare intossicazioni e danneggiare la fisiologica flora batterica intestinale, oltre ad irritare le mucose dell'esofago, della faringe e dello stomaco.
Fabbisogno giornaliero di rame
Il fabbisogno quotidiano di rame varia tra 1,0 e gli 1,5 mg. In particolare:
C’è un nesso tra Alzheimer e rame assunto con l’alimentazione, è quanto dimostrato da un gruppo di ricercatori che ha mostrato l’esistenza di un legame diretto tra alterazione nel metabolismo di questo elemento e lo sviluppo della malattia di Alzheimer.
I ricercatori, riunitisi in occasione del Congresso internazionale “Approccio non convenzionale alla malattia di Alzheimer: dalla ricerca alla cura” promosso dall’Istituto di Neurologia del Policlinico Agostino Gemelli di Roma e dall’Ospedale Fatebenefratelli, hanno evidenziato come nei soggetti con livelli elevati di rame “libero” (non legato a ceruplasmina) risulti triplicato il rischio di sviluppare malattia di Alzheimer.
Infatti, il rame non-ceruloplasminico è tossico: si forma da un alterato metabolismo di questo elemento e per l’organismo che non riesce ad eliminarlo è un fattore di rischio serio per il morbo di Alzheimer.
Quindi, è possibile intervenire nei confronti elevati livelli di rame libero con una dieta specifica. Sull’argomento, linee guida anti-Alzheimer sono state pubblicate su Neurobiology of Aging (2014) dalla Physicians Committee for Responsible Medicine (Washington).
Rame e malattia di Wilson
L’assorbimento del rame assunto con la dieta si verifica a livello intestinale dove si lega all'albumina e arriva al fegato. Esso, a un certo punto, si stacca dall’albumina e si lega alla ceruloplasmina per essere eliminato.
A favorire il legame tra quest'elemento e ceruloplasmina è il gene ATP7B. Nei soggetti affetti da malattia di Wilson il gene ATP7B non è funzionante e quindi il legame tra rame e ceruloplasmina non avviene. Esso rimane legato all'albumina, non viene escreto e si accumula all’interno delle cellule epatiche. Il suo eccesso raggiunge il sangue e i diversi tessuti tra cui cervello, reni e cornea.