Chi ne soffre lo sa molto bene. La depressione, anche se non immobilizza a letto, è una patologia davvero invalidante. Non è un caso che venga definita come il male del secolo, tanto che si stima che colpisca oltre 350 milioni di persone nel mondo.
Ma come comportarsi con il datore di lavoro? Anche in questo caso, deve essere fornito un certificato medico che giustifichi chi soffre di depressione di usufruire della cosiddetta indennità di malattia. Cerchiamo di capirne di più.
Come funziona l’indennità di malattia per depressione
Anche quando viene diagnosticata la depressione, l’indennità di malattia viene corrisposta dall’INPS dal quarto giorno di assenza. I primi tre giorni, invece, sono a carico del datore di lavoro – a meno di diversi riferimenti previsti dal proprio CCNL.
Attenzione, però. Nel periodo di assenza dal lavoro, chi soffre di depressione non percepisce l’intero stipendio. In particolare, l’indennità di malattia equivale al 50% della retribuzione giornaliera media dal 4° al 20° giorno e al 66,66% dal 21° al 180° giorno.
Ricordiamo, inoltre, che nel periodo indicato dal certificato del medico il lavoratore non può subire licenziamento. Fanno eccezione, ovviamente, i casi in cui i motivi non riguardino necessariamente il singolo lavoratore, come nel caso di licenziamento collettivo per crisi aziendale.
Infine, nel caso di assenza per depressione bisogna darne il preavviso al datore di lavoro, inviandogli anche il numero di protocollo telematico del certificato medico.
Cosa si può fare quando si è in malattia per depressione
Nel periodo coperto dall’indennità di malattia, il dipendente – come ovvio – ha degli obblighi nei confronti del proprio datore di lavoro. Ad esempio, dovrebbe essere reperibile negli orari delle visite fiscali disposte dall’INPS. Tali orari, come in tutti i casi, variano a seconda del settore lavorativo di appartenenza. In particolare:
- Settore pubblico: dalle 9:00 alle 13:00 dalle 15:00 alle 18:00.
- Settore privato: dalle 10:00 alle 12:00 e dalle 17:00 alle 19:00.
Nei tali orari, infatti, il lavoratore ha l’obbligo di farsi trovare presso l’indirizzo indicato nel certificato medico per permettere al medico incaricato dall’INPS di svolgere il controllo per l’accertamento dello stato di malattia.
Come ovvio, è prevista l’assenza giustificata alla visita fiscale quando vi è la necessità di svolgere terapie e le visite solo nelle fasce di reperibilità, o quando ci si reca in farmacia per acquistare medicinali per la cura della patologia.
Per chi soffre di depressione, però, vi sono delle peculiarità. Infatti, in alcuni casi, vi è l’esonero dal rispettare l’obbligo di reperibilità.
Il riferimento è alla sentenza 6375/2011 della Corte di Cassazione, secondo la quale il lavoratore in malattia può uscire di casa anche durante le fasce di reperibilità se così gli è stato prescritto dal medico curante.
Insomma, è possibile non rispettare quanto previsto dal regolamento delle visite fiscali, ma solo ed esclusivamente quando è il certificato medico che attesta la depressione a prescrivere al lavoratore una terapia che prevede lo svago o qualsiasi attività fuori dalle mura domestiche.