Farmaci e alimentazione: prestate attenzione a cosa mangiate!

Farmaci e alimentazione: prestate attenzione a cosa mangiate!

È noto come i farmaci possano interagire tra loro ma non tutti sanno invece che anche l’interazione tra farmaci e alimenti può, ad esempio, ridurre l’efficacia e l’effetto terapeutico di un farmaco.

Più tecnicamente, alimenti e bevande possono modificare l’assorbimento, il metabolismo, la biodisponibilità e l’escrezione di un medicinale, facendolo risultare inefficace, incrementandone la tossicità o un particolare effetto collaterale o determinando effetti indesiderati anche gravi.

Perciò, prima di assumere un farmaco per la prima volta, è opportuno consultare il medico o il farmacista per dissipare ogni dubbio relativo alle modalità di assunzione del farmaco e le possibili interazioni con i cibi e le bevande durante la terapia.

In particolare, in alcune terapie, è opportuno assumere un farmaco a stomaco vuoto oppure durante o dopo un pasto (a stomaco pieno) mentre, in altri casi, taluni trattamenti farmacologici richiedono l’esclusione temporanea di certi alimenti dal proprio regime alimentare.

In quest’ultimo caso, una dieta ad hoc permetterà di limitare gli effetti secondari legati all’interazione farmaci-alimenti e di massimizzare così l’efficacia della terapia.

Interazione farmaci e alimenti: cosa evitare?

Ad esempio, l’uva può modificare, a livello intestinale, l’assorbimento di più di 50 farmaci differenti: tra questi, riduce l’efficacia della fexofenadina (antistaminico) mentre incrementa l’assorbimento delle statine, soprattutto dell’atorvastatina, farmaci utilizzati nel trattamento dell’ipercolesteremia.

Anche il latte, e, più in generale ogni prodotto lattiero-caseario, a causa dell’azione dei minerali (calcio e magnesio) e delle proteine (caseina) in esso contenuti può modificare l’assorbimento intestinale, e dunque l’efficacia, di alcuni tipi di antibiotici.

In particolare, è sconsigliata l’associazione tra latticini e tetracicline in quanto questi antibiotici mostrano azione chelante relativamente al calcio presente nelle ossa e nei denti: per questo, se assunte durante la gravidanza o l’infanzia, le tetracicline possono determinare malformazioni ossee e colorazione gialla dei denti.

La liquirizia, se assunta con farmaci a base di digossina, usati per trattare l’insufficienza cardiaca congestizia e le anomalie del ritmo cardiaco, può aumentare il rischio di tossicità della digossina stessa. Inoltre, la glicirrizina, una sostanza chimica contenuta nella liquirizia, può ridurre l’efficacia di alcuni farmaci, tra cui la ciclosporina, immunosoppressore utilizzato nelle terapie anti-rigetto post-trapianto, e alcuni tipi di antiipertensivi e diuretici (tra cui idroclorotiazide e spironolattone).

Gli inibitori delle monoaminoossidasi (MAO), antidepressivi, non dovrebbero essere assunti con quantità eccessive di cioccolato in quanto si potrebbero avere pericolosi innalzamenti della pressione arteriosa, con crisi ipertensive.

Inoltre, la caffeina contenuta nel cioccolato può anche interagire con alcuni stimolanti (metilfenidato), potenziandone il loro effetto, o può contrastare l’effetto di sedativi-ipnotici (zolpidem).

Anche l’alcool è capace di amplificare o ridurre l’effetto di svariati medicinali, tra cui antipertensivi e farmaci che agiscono a livello del sistema cardiovascolare. Poi, è opportuno non bere succo pompelmo se si assumono farmaci come ciclosporina, buspirone, chinino (anti-malarico), triazolam, e alcuni farmaci calcio-antagonisti, antistaminici e per l’ipertensione.

Il consumo di caffè riduce l’efficacia di farmaci antipsicotici quali litio e clozapina ma, al contrario, potenzia gli effetti collaterali di altri farmaci quali aspirina, epinefrina (molecola utilizzata nel trattamento di gravi reazioni allergiche) e salbutamolo (broncodilatatore assunto in genere per via inalatoria per il trattamento di disturbi respiratori).

Coloro che assumono regolarmente anticoagulanti cumarinici, come il warfarin, antagonista della vitamina K, devono prestare particolare attenzione alla dieta. In particolare, dato che il warfarin è un antagonista competitivo della vitamina K, presente in frutta e verdura e nel fegato, è opportuno limitare l’assunzione di alimenti e integratori contenenti elevate quantità di vitamina K per evitare una ridotta azione dell’anticoagulante: tra questi, verze, prezzemolo, broccoli, cavoletti, cavolo cappuccio, spinaci, radicchio, cime di rapa, germogli, lattuga, asparagi, piselli, lenticchie, semi di soia, altra insalata verde, pomodoro, finocchi, avocado, senape, tuorlo d’uovo, maionese. Tra gli alimenti di origine animale particolarmente ricchi di vitamina K ricordiamo il fegato.

Non solo cibo: cosa altro evitare mentre si assumono farmaci?

Non solo i cibi, ma anche i supplementi alimentari possono interagire con i farmaci: l’iperico perforato, detto anche ”erba di San Giovanni”, sostanza di origine naturale utilizzato nella formulazione di rimedi fitoterapici volti alla regolazione del tono dell’umore, è un induttore degli enzimi epatici ed è dunque responsabile di una ridotta concentrazione ematica di farmaci quali digossina, lovastatina e sildenafil.

Inoltre, la vitamina E può interagire, se assunta contemporaneamente, con anticoagulanti (warfarin) riducendone l’efficacia e aumentando il rischio di perdite di sangue ed emorragie.

Anche il ginseng può influire sugli effetti di sanguinamento del warfarin riducendone l’efficacia; inoltre, può rafforzare gli effetti fluidificanti del sangue dell’eparina, dell’aspirina e di farmaci anti-infiammatori non steroidei come l’ibuprofene, il naproxene e il ketoprofene. La combinazione di ginseng con gli inibitori della MAO può causare mal di testa, disturbi del sonno, nervosismo e iperattività.

Il Ginkgo Biloba, pianta medicinale indicata nel trattamento dell’insufficienza venosa, nella cura dell’arteriopatia periferica degli arti inferiori, nei disturbi del circolo cerebrale, ad alte dosi riduce l’efficacia della terapia anticonvulsivante in pazienti che assumono farmaci per il controllo delle crisi epilettiche come quelli a base di carbamazepina e acido valproico.

Anche gli integratori alimentari a base di ferro possono determinare interazioni con alcuni farmaci: ad esempio, possono ridurre l’efficacia della levotiroxina, farmaco utilizzato nel trattamento dell’ipotiroidismo.

Insomma, se cerchiamo l’efficacia di una terapia, fate sempre attenzione all’interazione cibo-farmaci!

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