Tumori, negli adulti e non solo: quando i protagonisti sono i bambini

Tumori, negli adulti e non solo: quando i protagonisti sono i bambini

Negli ultimi anni abbiamo potuto assistere a grandissime mobilitazioni dal basso – sui social network, in televisione, nei principali media – per porre all’attenzione dei più un problema: quello dei tumori in età pediatrica.

E il 15 febbraio ricorre proprio la Giornata Mondiale dei Tumori Infantili, per porre l’accento su una problematica che, tristemente, vede l’Italia quale uno dei paesi più interessati. Vediamo di cosa si tratta.

I tumori pediatrici: i più diffusi

Secondo l’AIRTUM (Associazione italiana registro tumori), il quinquennio 2016-2020 registrerà un andamento annuo di 7000 casi di neoplasia tra i bambini e circa 4000 tra gli adolescenti.

Si tratta di numeri catastrofici, con un trend che continuerà a essere in linea con le precedenti rilevazioni, e che vede il Sud Europa maggiormente rappresentato: in questa triste classifica ci fanno infatti compagnia, livello numerico, paesi come Cipro, Malta, Croazia, Portogallo e Spagna.

Tendenzialmente, i tipi di tumori infantili più diffusi attualmente sono:

  • Leucemia
  • Leucemia linfoblastica acuta (LLA, presente soprattutto in zone soggette a forte rischio ambientale)
  • Cancro del sistema nervoso centrale
  • Linfoma di Hodgkin e linfoma di non Hodgkin
  • Sarcomi delle ossa
  • Sarcomi dei tessuti molli
  • Tumori nella zona addominale
  • Tumori della tiroide
  • Tumore spinale

Il progresso della scienza e della medicina sta rendendo i tumori infantili sempre più curabili. Se è vero che i casi registrano numeri in crescita va riscontrato, tuttavia, la presenza di un tasso di mortalità in diminuzione: i bambini che continuano a morire per tali patologie è sceso a circa un terzo rispetto agli stessi che non superavano la neoplasia negli anni Settanta.

Questo è dovuto a varie tecniche quali trapianti di midollo, la chemioterapia, lo studio delle caratteristiche molecolari (utile soprattutto nei casi legati ai tessuti molli). Il livello da raggiungere – a oggi anche quello più complicato – riguarda sicuramente la lotta contro il tumore al sistema nervoso centrale per il quale, tuttavia, si stanno affermando diversi studi legati a radioterapia e immunoterapia.

I fattori di rischio? Dall’ambiente allo stile di vita della madre

È chiaro come i tumori nei bambini non possono avere nessuna causa legata allo stile di vita compiuto dagli stessi: neonati e adolescenti sono spesso infatti troppo giovani (e saggi?) per poter fumare, assumere alcolici o mantenere un lifestyle sopra le righe del comune buon senso.

E allora quali sono le cause che mettono l’Italia – e altri paesi del Sud Europa – in una condizione numericamente peggiore di quelle di altri paesi europei? Sicuramente esistono dei fattori legati alle condizioni ambientali di numerose aree italiane, caratterizzate dalla forte presenza di inquinamento e di erosione del territorio.

In tal senso, vi sono dimostrazioni pratiche di come radiazioni ionizzanti – per esempio quelle che hanno seguito disastri nucleari – hanno avuto un’alta colpevolezza nell’incidenza tumorale delle zone colpite. Ma anche inquinamenti di tipo più “tradizionale”, come quelli legati alle polveri e ad agenti chimici, vengono spesso dibattuti dalla scienza quali possibili causanti.

Sono sicuramente più certe le cause legate al tabacco  – ovvero al fumo passivo – così come le ragioni infettive legate a virus come, per esempio, epatite B e C nonché HIV. Ulteriori fattori di rischio dei tumori infantili sono invece da ricercare in atteggiamenti errati da parte della madre, soprattutto durante la gravidanza: la reiterata assunzione di alcool, la prosecuzione di terapie con medicinali potenzialmente dannosi ma anche un’elevata età della genitrice sono allo stato attuale motivazioni studiate dalla comunità scientifica ed elemento di fervente dibattito.

Esistono però anche altre cause non del tutto note o ben identificate e sono soprattutto quelle legate al retinoblastoma o al tumore al rene di Wilms che sono, comunque, patologie ben più rare e meno comuni.

Riconoscere un tumore infantile? A volte tramite sintomi “banali”

Attenzione ai sintomi, perchè i tumori si curano innanzitutto battendoli sul tempo. Diagnosi precoce è la parola d’ordine, in questi casi.

Secondo gli esperti, sono ancora troppi i bimbi e gli adolescenti che muoiono di tumore perché non ricevono una diagnosi o a questa ci si arriva troppo tardi. Insomma, saper riconoscere i sintomi più comuni dei tumori infantili è un passo fondamentale per combattere la patologia e, ovviamente, salvare centinaia di giovani vite.

La grande maggioranze delle neoplasie infantili è infatti facilmente riconducibile a una serie di campanelli d’allarme che, però, purtroppo sono piuttosto diffusi nei bambini.

Tra i sintomi dei tumori, indichiamo:

  • Perdita di peso e febbre
  • Pallore
  • Mal di testa
  • Vomito mattutino
  • Gonfiore addominale
  • Ecchimosi
  • Emorragie

Ovviamente, con i bambini non è possibile parlare di prevenzione specifica. Senza creare angosce inutili nelle famiglie, ma sempre con cautela e buon senso, quando questi malesseri sono descritti in maniera ripetitiva, devono spingere a fare delle indagini ulteriori.

Obiettivo: condurre una vita normale

La buona notizia è che, dopo la diagnosi, tre bambini su quattro riescono a guarire completamente. Durante la fase di crescita, seppur in buona salute, questi bambini ormai adolescenti e, domani, adulti dovranno però prestare particolare attenzione alle proprie condizioni.

La loro vita non rimarrà segnata dalla patologia, sia ben chiaro. Ma dovranno comunque avere una particolare attenzione ad alcuni aspetti della loro salute, che possono essere stati condizionati dalle cure a cui sono stati sottoposti.

Alcune ricerche stanno cercando di stabilire una relazione tra il tipo e la dose di cure ricevute e il rischio di effetti a distanza, indipendentemente dalla sede del tumore per il quale sono state somministrate.

Anche i medici stessi, talvolta, non sanno definire con esattezza quanto le terapie ricevute da piccoli possano incidere sulla crescita o sulla possibilità di avere figli, quanto aumentino la probabilità di sviluppare malattie del cuore o quale sia il rischio di sviluppare un altro tumore indotto dai trattamenti impiegati nella cura della neoplasia primitiva.

Alcuni medicinali – magari ad alte dosi – possono infatti danneggiare il cuore, compromettere la fertilità o magari influire sulla crescita e sulla struttura delle ossa.

Alcune di queste conseguenze possono incidere diversamente anche in relazione all’età, non vi è dubbio. In parte, possono anche dipendere anche dalle caratteristiche individuali. Come è noto, chi è portatore di geni che favoriscono lo sviluppo del cancro potrà avere un maggior rischio di sviluppare un’altra malattia tumorale, chi segue sani stili di vita potrà ridurre questo rischio come quello delle malattie del cuore.

Lo scopo finale di tutta la ricerca oncologica pediatrica è intanto di mettere a punto farmaci sempre più mirati anche per i giovani pazienti, limitando al contempo le sequele che molti ragazzi diventati adulti si portano dietro.

Obiettivo? Una vita normale.

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