Aborto

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Un aborto è una procedura medica che pone fine a una gravidanza. A volte, in campo medico si fa riferimento all’aborto come ‘interruzione di gravidanza’ o ‘interruzione’. Un aborto è diverso da un aborto spontaneo, dove la gravidanza termina senza l’intervento medico (tuttavia anche dopo un aborto spontaneo c'è bisogno di un intervento medico).

Che cos’è un aborto?

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Un aborto può essere spontaneo (quando avviene per traumi o cause fisiologiche) o indotto.

L'aborto indotto, di cui si parlerà in questa sezione, è una procedura medica che pone fine a una gravidanza.

A volte, in campo medico si fa riferimento all'aborto come "interruzione di gravidanza" o "interruzione". Un aborto terapeutico è diverso da un aborto spontaneo, dove la gravidanza termina senza l’intervento medico (tuttavia anche dopo un aborto spontaneo c’è bisogno di un intervento medico).

Il rischio di gravidanza indesiderata si può interrompere subito dopo un rapporto non protetto o a rischio tramite la 'pillola del giorno dopo' (Norlevo) entro e 72 ore successive al rapporto sessuale a rischio. Per la pillola del giorno dopo è necessario rivolgersi a un consultorio, con relativa prevenzione consultoriale. Esiste anche la pillola dei cinque giorni dopo (Ellaone), da assumersi entro le 120 ore dal rapporto a rischio, che richiede però una previa esecuzione del test di gravidanza.

Per quel che riguarda la legge sull'aborto si tengano in considerazione due periodi, pre e post 1978. Si faccia riferimento agli articoli: 545, 546, 547, 548, 549 e 550, abrogati nel '78 con la legge 194.

Quando è possibile ricorrere all'aborto terapeutico?

È possibile ricorrere all'aborto terapeutico:

  • quando procedere con la gravidanza potrebbe mettere a rischio la vita della donna più di quanto lo possa fare una sua interruzione
  • quando continuare con la gravidanza potrebbe comportare il rischio di compromettere la salute mentale o fisica della donna più di quanto potrebbe significare interromperla
  • quando continuare una gravidanza potrebbe essere un rischio per la salute fisica o mentale di uno dei bambini già avuti dalla donna
  • quando c’è un rischio serio che il bambino, alla nascita, possa essere portatore di disabilità fisiche o mentali gravi

Decidere di abortire è una scelta personale e difficile che potrebbe essere influenzata da fattori sociali, economici ed emotivi. Per questo sono disponibili terapie psicologiche, informazioni e servizi di supporto alle donne che prendono questa decisione.

Come si effettua un aborto?

Prima dell’esecuzione dell’aborto ci sono delle procedure da seguire.

Vengono effettuate delle analisi del sangue per verificare il gruppo sanguigno e per vedere se c'è anemia. Si fanno dei test per controllare la presenza di eventuali infezioni sessualmente trasmissibili e potrebbero essere somministrati degli antibiotici per fermare un’infezione.

Inoltre sono necessari questi approfondimenti diagnostici:

Il medico fornisce solitamente informazioni e consigli sui metodi di contraccezione disponibili da utilizzare dopo l'intervento di aborto.

Infine, prima dell’operazione, bisogna firmare un foglio di consenso.

Quanti tipi di aborto esistono?

L’aborto può essere spontaneo, quindi che non dipende dalla volontà della gestante; volontario, ovvero interruzione della gravidanza per volontà della madre. Le motivazioni che spingono all’aborto volontario possono essere molteplici. 

Quante e quali sono le tecniche di aborto?

Ci sono diverse tecniche di aborto. La scelta viene effettuata sulla base del periodo della gravidanza in cui la donna si trova:

  1. aborto chimico (fino alla nona settimana di gravidanza): si tratta di un aborto effettuato nella prima fase della gestazione, provocato con l'assunzione di diversi farmaci nell'arco di 48 ore. L’effetto del farmaco è simile al quello di un aborto spontaneo. Si somministra una prima compressa di mifepristone che blocca l’ormone che rende le pareti dell’utero adatte ad accogliere l’uovo fecondato. Dopo aver preso il primo farmaco, dopo 48 ore si somministra la seconda compressa, questa volta di prostaglandina. Dopo 4 o 6 ore dall'assunzione della prostaglandina, l’utero espelle l’embrione dalla vagina mediante sanguinamento. Questa parte del processo può essere dolorosa, ma può essere attenuata dall'assunzione di antidolorifici. I farmaci usati durante questo tipo di trattamento possono apportare malessere e possono provocare diarrea. L’aborto farmacologico va effettuato attraverso la somministrazione di pillole per indurre l’aborto. Le pillole per abortire sono farmaci che provocano l’interruzione di gravidanza.

  2. Aborto per aspirazione (dalla settima alla quindicesima settimana di gravidanza): l’aborto per aspirazione è una procedura che usa una delicata aspirazione per rimuovere il feto dall'utero. Questa procedura dura 5-10 minuti e può essere effettuata sotto anestesia locale (un’area è intorpidita) o sotto anestesia generale (si viene addormentati). L’ingresso dell’utero (cervice) viene dilatato (aperto) per permettere l’accesso. Un piccolo tubo per la suzione connesso ad una pompa è poi inserito nell'utero e usato per rimuovere il feto e il tessuto circostante. Dopo l'aspirazione, si può venire dimessi nell'arco delle ventiquattr'ore. È tuttavia possibile che persista una lieve emorragia anche per più di 14 giorni.

  3. Aborto assistito in fase tardiva (dalla tredicesima settimana di gravidanza): come nell'aborto chimico, nell'aborto tardivo si usano mifepristone e prostaglandina. Tuttavia, l’aborto richiede una procedura più lunga ed è necessaria più di una dose di prostaglandina. Questo tipo di aborto è molto simile a un aborto spontaneo. Dopo la procedura, si può essere dimessi, ma in alcuni casi è necessario trascorrere la notte in ospedale.

  4. Dilatazione ed espulsione chirurgica (dalla quindicesima settimana di gravidanza): la dilatazione ed espulsione chirurgica è una procedura effettuata sotto anestesia generale. La cervice viene dilatata e usando il forcipe e il tubo di suzione si rimuove il feto. Questa procedura generalmente dura 10-20 minuti e, se si è in salute e non si hanno complicazioni, si può essere dimesse nello stesso giorno. Il sanguinamento prosegue per più di 14 giorni.

  5. Aborto tardivo (ventesima-ventiquattresima settimana):ci sono due procedure per praticare l'aborto tardivo ed entrambe richiedono un pernottamento in ospedale.

  6. Aborto chirurgico in due fasi: nella prima fase si ferma il battito cardiaco del feto e si ammorbidisce la cervice; nella seconda fase (il giorno dopo) si rimuove il feto e il tessuto circostante. Entrambe le fasi richiedono un’anestesia generale. L’aborto chirurgico è praticabile tra il 50esimo e il 90esimo giorno di gestazione, oltre al quale, per legge, non si può più praticare. L’intervento consiste nella rimozione del prodotto di concepimento contenuto all’interno dell’utero per via chirurgica, in pochi minuti, in anestesia generale. La tecnica più usata è l’isterosuzione, attraverso cui una cannula, inserita nell’utero, aspira il feto e l’endometrio.

  7. Aborto medicalmente indotto: è simile a un naturale aborto spontaneo tardivo; la prostaglandina è iniettata nell'utero, provocando delle forti contrazioni (come le doglie); le contrazioni possono durare 6-12 ore; si rimane coscienti per tutta la procedura e si assumono antidolorifici. Dilatazione ed espulsione sono poi usate per assicurarsi che l’utero sia completamente vuoto. Se l'emorragia è intensa e si hanno dolore e febbre si deve cercare immediatamente l’aiuto del medico.

Quali sono i rischi dell’aborto?

Nessuna procedura clinica è esente da rischi, ma l’aborto non reca molti rischi alla salute della donna, specialmente se effettuato entro le prime 12 settimane di gravidanza. L’aborto non abbassa le possibilità di una donna di rimanere incinta e di condurre in seguito una normale gravidanza.

Quali sono i rischi durante l’intervento di aborto?

Il rischio di complicazioni durante l’intervento di aborto è basso.Tuttavia, più si è avanti con la gravidanza più aumenta la percentuale di rischio.

I probabili rischi sono:

  • emorragia
  • danno alla cervice
  • danno all'utero

Quali sono i rischi dopo l’intervento di aborto?

Dopo un aborto il rischio maggiore è un’infezione all'utero, generalmente causata da una non totale rimozione del feto e del tessuto circostante. Se si contrae un’infezione dopo l’aborto, si perde molto sangue dalla vagina e si ha una sorta di mestruazione dolorosa. Per curare l’infezione in genere si usano gli antibiotici.

Se l’infezione non è curata, può degenerare in un’infezione molto più grave che si estende a tutti gli organi riproduttivi, come un’infiammazione pelvica, che può causare infertilità o gravidanza ectopica. Tuttavia, il rischio di infezione è ridotto se si assumono gli antibiotici nel momento in cui si pratica l’aborto.

Ripetuti aborti indotti possono danneggiare la cervice uterina (il collo dell'utero) e aumentare il rischio di aborti spontanei in fase avanzata. Dopo un aborto, si possono avere dei dolori simili a quelli mestruali e del sanguinamento vaginale, che dovrebbero diminuire gradualmente dopo pochi giorni. Molte donne possono tornare alle loro normali attività in un giorno. Tuttavia, è bene consultare un medico se si ha del dolore molto forte e se il sanguinamento non termina dopo 14 giorni.

Ogni donna affronta l’aborto in modo diverso. Per chi ne sentisse la necessità, è bene avvalersi dei servizi di assistenza psicologica post aborto.

Che cos’è l’aborto spontaneo?

L’aborto spontaneo si verifica per cause che non dipendono dalla volontà della donna, prima della ventesima settimana. Si stima che circa il 20% delle gravidanze si concluda con un aborto spontaneo. Considerando che diverse donne abortiscono quando non sanno neanche di essere incinte, è probabile che questa percentuale sia più alta.

Quali sono i sintomi dell’aborto spontaneo?

La maggior parte degli aborti spontanei si verifica prima della dodicesima settimana di gravidanza.

Tra i sintomi dell’aborto spontaneo troviamo:

Va detto che possono verificarsi perdite vaginali o sanguinamento nel primo trimestre di gravidanza senza che debbano necessariamente essere sinonimo di aborto.

Quali sono le cause di un aborto spontaneo?

La natura non lascia nulla al caso. La gran parte degli aborti spontanei, infatti, si verificano a causa di un feto non sviluppato normalmente. Esistono anomalie cromosomiche assolutamente non compatibili con la vita. Tali anomalie non sempre hanno a che fare con i geni trasmessi dai genitori. Ci sono eventi indipendenti dai geni trasmessi che portano ad anomalie cromosomiche e, quindi, ad un anomalo sviluppo del feto. 

Tra queste anomalie ci sono:

  • Trisomie (cioè tre copie dello stesso cromosoma invece delle normali due copie) incompatibili con la vita (e quindi il prodotto del concepimento abortisce) come la trisomia del cromosoma 8 (altre trisomie, come quella del cromosoma 13, del  18 e del 21 e quelle dei cromosomi sessuali, sono compatibili con la vita e il feto non è detto che venga abortito)
  • Aneuploidie (uno o più cromosomi vengono persi)
  • Uovo cieco-chiaro. Gravidanza anembrionica, cioè quando avviene l'impianto dell'ovulo fecondato, tuttavia il feto non si sviluppa e non cresce.
  • Morte fetale intrauterina. In questa situazione l'embrione è presente, ma il suo sviluppo si interrompe. 
  • Gravidanza molare. Una gravidanza molare si verifica per un errore genetico al momento del concepimento. Si tratta comunque di una circostanza rara.

L'aborto spontaneo può essere dovuto anche allo stato di salute della madre. Alcune condizioni di salute della gestante che potrebbero determinare aborto includono:

  • Malattie della tiroide
  • Diabete non controllato
  • Problemi ormonali
  • Infezioni
  • Problemi all'utero o alla cervice

Falsi miti sull’aborto spontaneo

Spesso si considera la gravidanza come una malattia e si tende a pensare che una donna incinta debba cambiare le sue abitudini. Se la gravidanza non ha alcuna complicazione e se il medico non consiglia assoluto riposo (come certe gravidanze a rischio richiedono), le attività quotidiane, di solito, non causano l'aborto spontaneo. Durante la gravidanza si può:

  • Lavorare, a condizione di non essere esposti a sostanze chimiche nocive o radiazioni
  • Fare esercizio fisico moderato
  • Avere rapporti sessuali

È possibile l’interruzione volontaria di gravidanza?

In Italia l’aborto volontario (IGV, interruzione volontaria di gravidanza) è una procedura regolata dalla legge 194/78, che indica la possibilità di interrompere la gravidanza entro e non oltre i 90 giorni dal concepimento. Per usufruire della procedura la donna (o il minore, anche non accompagnato dai genitori se in possesso dell’autorizzazione di un giudice tutelare) deve presentare un certificato che accerti lo stato di gravidanza e un documento che attesti la volontà di interromperla.

Bisogna poi aspettare (tranne in situazioni urgenti) sette giorni, fissati come il periodo di tempo necessario per scartare ogni possibilità di ripensamento. Durante questi sette giorni, la madre verrà informata su come abortire, ovvero sulle procedure da effettuare e, tramite i consultori familiari, la paziente può essere messa a conoscenza di tutte le eventuali possibilità alternative all’interruzione. Al termine dei sette giorni, se la donna è ancora decisa a interrompere la gravidanza, può andare presso una struttura idonea e andare avanti con la procedura. 

Quanto costa abortire?

Molte persone non hanno idea di quanto costi abortire e spesso la disinformazione e il timore di essere giudicate può portare una donna, che per motivazioni intime e personali (l’aborto non è mai, per nessuna donna, una scelta semplice e indolore, ma tutt’altro), ritiene di dover abortire, a decidere di non interrompere la gravidanza.

Occorre importante sapere che l’intervento, se eseguito in strutture pubbliche e autorizzate, non prevede nessun costo, tranne quello dei farmaci prescritti dopo l’intervento.

Argomenti: aborto interruzione volontaria di gravidanza aborto volontario
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