Tutto quello che c’è da sapere sulla claustrofobia e come superarla

Pubblicato il 23/01/2017
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La claustrofobia consiste in una paura degli spazi chiusi e affollati. Può essere innescata dal ritrovarsi in una stanza chiusa senza finestre, dal rimanere bloccati in ascensore o perfino dal guidare in una strada intasata dal traffico.

La claustrofobia rappresenta una delle paure più diffuse. Chi soffre di claustrofobia può avere attacchi di panico, nonostante non sia classificata come disturbo da panico. Per alcuni soggetti, il senso di claustrofobia svanisce col tempo. Altri, tuttavia, possono aver bisogno di ricorrere alla terapia per far fronte ai sintomi.

Quali sono i sintomi della claustrofobia?

I sintomi della claustrofobia insorgono nel momento in cui viene innescata la fobia, per esempio stando chiusi in una stanza piccola o essere bloccati in uno spazio troppo affollato. I sintomi variano in base alla gravità della fobia e comprendono:

Inoltre, chi soffre di claustrofobia potrebbe:

  • evitare le situazioni scatenanti, come prendere aereo, metropolitana, ascensori e traffico intenso;
  • cercare automaticamente l’uscita di ogni stanza;
  • provare paura ogni volta che una porta si chiude;
  • stare vicino all’uscita in una stanza molto affollata.

Spesso, chi soffre di claustrofobia avverte la necessità di definire uno spazio immaginario attorno a sé più grande rispetto alle persone che non avvertono questa paura.

Quali sono le cause della claustrofobia?

Molto poco si sa sulle cause che provocano la claustrofobia. Si pensa che i fattori principali siano l’ambiente circostante e l’infanzia. Infatti, la claustrofobia si sviluppa principalmente durante i primi anni di vita, fino al massimo all’adolescenza.

Inoltre, la claustrofobia potrebbe essere collegata con una disfunzione dell’amigdala, cioè di quella parte del cervello che controlla il processo della paura.

Infine, la claustrofobia può essere causata da un evento traumatico, come:

  • restare bloccati in un ambiente piccolo o affollato per un lungo periodo di tempo
  • forti turbolenze in aereo
  • essere mandati in castigo in un ripostiglio o in un bagno molto piccolo
  • restare bloccati su un mezzo pubblico affollato
  • avere uno dei genitori che soffre di claustrofobia

Come si cura la claustrofobia?

La claustrofobia viene principalmente curata facendo ricorso alla psicoterapia. Diversi tipi di consulenza potrebbero aiutare a superare la paura e a gestire le situazioni scatenanti.

I trattamenti più comuni sono:

  • psicoterapia cognitivo-comportamentale (TCC), che insegna a controllare i pensieri negativi che derivano dalle situazioni scatenanti;
  • terapia comportamentale razionale emotiva (REBT), una forma di TCC orientata all’azione che si focalizza sul presente e indirizzata su abitudini, emozioni e comportamenti insani;
  • rilassamento e visualizzazione, che aiuta ad affrontare le situazioni di claustrofobia, per esempio contando fino a dieci o immaginando se stessi in un posto sicuro;
  • terapia di esposizione, impiegata comunemente per curare i disturbi di ansia e le fobie, prevede l’esposizione del soggetto affetto da fobie alle situazioni scatenanti, per rafforzare l’individuo e permettergli di confrontarsi con esse;
  • farmaci, come antidepressivi e ansiolitici, per tenere sotto controllo gli attacchi di panico.

È bene ricordare che la claustrofobia è una condizione curabile e che spesso sparisce con l’età.

Cosa fare in caso di claustrofobia?

Alcune persone affette da claustrofobia potrebbero essere tentate di evitare le situazioni scatenanti. Questo rimedio non funziona come le soluzioni a lungo termine, perché prima o poi il soggetto si ritroverà in una situazione di panico. Per superare un attacco di panico, causato dalla claustrofobia, si consiglia di:

  • respirare lentamente, contando fino a tre, tra un respiro e l’altro;
  • focalizzare l’attenzione su qualcosa di sicuro, come la lancetta dei secondi dell’orologio;
  • ripetersi che la paura e l’ansia passeranno presto;
  • ricordarsi che questa paura è irrazionale;
  • visualizzare e focalizzarsi su un momento o un posto sicuro.

Inoltre, è importante accettare che l’attacco di panico sia in corso e ricordare a se stessi che è solo una sensazione passeggera e che non si è in pericolo di vita.

 

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Roberta Nazaro
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