Alzheimer, nuovi test per la popolazione a rischio: ecco di cosa si tratta

Pubblicato il 31/01/2018
Alzheimer, nuovi test per la popolazione a rischio: ecco di cosa si tratta | Pazienti.it

Recentemente ha destato molto clamore la notizia della rinuncia della Pfizer alla ricerca di un farmaco per la cura dell’Alzheimer. In tutto il mondo, però, sono 79 le case farmaceutiche che investono nelle demenze, ha sottolineato recentemente il Direttore dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa), Mario Melazzini. Non solo, le sperimentazioni cliniche aperte sono ben 190. Il che significa che sono molte le molecole per la cura dell’Alzheimer che potrebbero essere lanciate nei prossimi 5 anni.

La buona notizia è che anche il mondo medico italiano porta avanti la lotta contro l’Alzheimer mediante il progetto «Interceptor», una ricerca innovativa promossa – appunto – dall’Aifa e dal Ministero della Salute con lo scopo di mettere a punto il migliore test predittivo, ovvero più sensibile e più specifico, dal punto di vista dell’efficacia e dei costi, capace di rilevare precocemente la potenziale conversione del lieve declino cognitivo in Alzheimer conclamata. Vediamo di cosa si tratta.

Un test per l’Alzheimer, obiettivo: screening della popolazione a rischio

Lo studio osservazionale, finanziato con 4 milioni di euro, sperimenterà sette biomarcatori e coinvolgerà 400 pazienti volontari con lievi deficit cognitivi in 5 strutture specializzate nel trattamento dell’Alzheimer.

Ogni paziente verrà analizzato attraverso i 7 marcatori che sono costituiti da:

  • Test neuropsicologici
  • Dosaggio di alcune proteine su campioni di liquor cefalorachidiano
  • Tomografia a emissione di positroni (PET)
  • Analisi genetica
  • Valutazione del tracciato elettroencefalografico (EEG) per connettività
  • Risonanza magnetica volumetrica

Inoltre, i pazienti verranno monitorati per 3 anni e, al termine di questo periodo, si determinerà quale biomarcatore o quale combinazione di biomarcatori sia in grado di valutare nel modo migliore l’evoluzione della malattia a 3 anni dalla diagnosi.

Il fine ultimo è di sviluppare un modello di screening da applicare su base nazionale alla popolazione di pazienti a rischio di evoluzione verso l’Alzheimer, per ottimizzare la distribuzione dei nuovi farmaci in arrivo, con la finalità anche di evitare di esporre al trattamento e alle potenziali correlate reazioni avverse pazienti che non ne trarrebbero giovamento e garantendo così la sostenibilità del sistema.

Lo studio Interceptor risulta particolarmente importante poiché nei prossimi anni termineranno le sperimentazioni di circa 50 nuove molecole capaci potenzialmente di rallentare l’Alzheimer benché la maggior parte di questi medicinali formulati ad hoc per la terapia dell’Alzheimer risultano utili solo nelle forme iniziali di malattia più tecnicamente definita come Mild Cognitive Impairment (MCI).

In particolare, il trend più recente della ricerca relativa al trattamento dell’Alzheimer è mirato allo sviluppo di cure farmacologiche atte a trattare la malattia nel suo stadio precoce ovvero quando i sintomi sono limitati.

Farmaci per l’Alzheimer? Purtroppo, ancora no

Tuttavia, attualmente, non abbiamo a disposizione farmaci per la malattia di Alzheimer capaci di fermare o far regredire la malattia ma al massimo capaci di limitare la progressione della malattia per periodi di tempo limitati.

Per capire meglio come il progetto Interceptor risulti di fondamentale importanza per il nostro Paese e non solo è sufficiente ricordare che la morbo di Alzheimer e, più in generale, il tema demenze, è tra le priorità a livello globale a causa del progressivo invecchiamento delle popolazioni, fattore molto evidente nel nostro Paese.

In altre parole, la cura dell’Alzheimer rappresenta una sfida ardua sia per ciò che concerne la sostenibilità dei sistemi sanitari nazionali sia per il grande impatto sociale della malattia: solo in Italia, ogni anno si registrano oltre un milione di casi di demenza e, tra questi, 600 mila sono di Alzheimer. Interceptor rappresenterà una svolta?

 

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Elisabetta Ciccolella
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