Melanoma: quando un neo è maligno

Pubblicato il 07/06/2017
Melanoma: quando un neo è maligno | Pazienti.it

Il melanoma della pelle è una forma tumorale che proviene dalla mutazione dei melanociti in cellule cancerose.

La pelle costituisce un vero e proprio organo, e si viene a configurare come quello più esteso del nostro organismo; essa è suddivisa in tre strati (epidermide, derma e tessuto sottocutaneo). I melanociti e i cheratinociti sintetizzano la melanina, quel pigmento che ci fa abbronzare d’estate, ma la cui vera funzione è difenderci dalla pericolosità dei raggi solari. I melanociti possono creare anche delle piccole macchioline scure sulla pelle: stiamo parlando dei nei (o, scientificamente, nevi).

Qual è la differenza tra neo e melanoma maligno?

Di solito un neo è innocuo (parliamo in questo caso di melanoma benigno), ma a volte può degenerare in forme tumorali. Tra i fattori di rischio vi sono: una eccessiva esposizione ai raggi UVA e UVB (provenienti da sole, lampade abbronzanti, lettini solari, ecc.), un deficit del sistema immunitario e alcune malattie ereditarie (come lo xeroderma pigmentoso); soggetti con lentiggini (o con molti nei), con pelle e/o occhi chiari hanno un rischio maggiore di incorrere nella malattia, così come coloro che hanno un parente stretto che è stato colpito dal melanoma cutaneo.

Tra le tipologie di melanoma cutaneo vi sono:

  • Melanoma a diffusione superficiale – rappresenta il 70% dei melanomi cutanei.
  • Lentigo maligna melanoma – poco frequente e tipica dei soggetti anziani (>70 anni).
  • Melanoma acrale-lentigginoso – forma rara per i caucasici, ma molto diffusa tra le popolazioni africane e che compare prevalentemente su: palmo delle mani, zone subungueali e piante dei piedi.
  • Melanoma nodulare – è la forma tumorale più aggressiva, poiché ha una crescita abbastanza rapida e penetra in profondità già agli stadi iniziali. È anche abbastanza diffusa e generalmente ha l’aspetto di una papula in rilievo.

Quali sono i sintomi del melanoma?

A volte, dei normalissimi nei possono diventare maligni, dando così origine al tumore della pelle; è importante non trascurarli, poiché, se lasciati crescere, possono dare origine a metastasi che diffonderanno il tumore al resto del corpo. Finché un melanoma maligno rimane confinato all’interno dello strato esterno della pelle, viene definito melanoma in situ, ovvero allo stadio 0.

La comparsa di un nuovo neo o la presenza di un neo grande, non sono fattori che devono destare particolare preoccupazione. È però opportuno imparare a riconoscere quali segnali, invece, devono metterci in allarme quando osserviamo la mappatura dei nei sul nostro corpo.

Occorre pertanto capire come individuare un neo sospetto: in termini di prevenzione, l’auto-osservazione resta un punto di partenza fondamentale per la tempestiva diagnosi di melanoma maligno.

A livello mnemonico può essere utile ricordare la formula dell’ABCDE, sigla che costituisce l’acronimo delle caratteristiche che bisogna tenere presenti per distinguere un neo innocuo da uno pericoloso:

  • A – Asimmetria: un melanoma benigno ha una forma solitamente simmetrica e circolare, il melanoma maligno tende a essere di forma irregolare.
  • B – Bordi: il tumore alla pelle si sviluppa da un neo con bordi non regolari e poco distinti.
  • C – Colore: il colore è uno degli aspetti da tenere maggiormente in considerazione: nei tendenti al nero o con compresenza di sfumature diverse al loro interno sono potenzialmente pericolosi.
  • D – Dimensioni: quando un neo cresce per dimensioni (sia in larghezza, sia in spessore), può scaturire in un neo maligno.
  • E – Evoluzione: se un neo cambia nel tempo, va tenuto sotto stretta osservazione; se un neo muta in tempo breve, va fatto controllare al più preso da uno specialista.

Oltre a questi aspetti, dei veri e propri campanelli d’allarme sono: un neo che sanguina, un neo che prude o un neo che presenta un’area arrossata intorno. In questi casi occorre recarsi tempestivamente dal dermatologo per un controllo.

Quali sono le cure per il melanoma?

Ad oggi sono disponibili più opzioni per la cura del melanoma cutaneo.

La chirurgia, con l’asportazione del neo (e di parte del tessuto sano attorno), rimane la tecnica più usata per la cura del melanoma allo stadio iniziale. Dopo l’asportazione, il neo va analizzato al microscopio per verificare che le cellule marginali siano effettivamente sane; in caso contrario si procede a una nuova asportazione di tessuto per eliminare ogni cellula tumorale presente. Ovviamente la chirurgia viene scelta anche qualora il melanoma abbia prodotto metastasi da asportare.

La radioterapia può essere scelta dopo la chirurgia, per eliminare cellule tumorali residue; tale opzione viene avallata anche per trattare un melanoma che si ripresenta; nelle fasi terminali la radioterapia può essere un sussidio per alleviare la sintomatologia.

La chemioterapia, generalmente, non è molto efficace nel trattamento del melanoma, ma può essere di aiuto per trattare le fasi avanzate.

Le terapie locoregionali permettono di somministrare un farmaco con dosi elevate in aree da isolare (come gli arti). Tra le novità per la terapia contro il melanoma vi sono alcuni vaccini e terapie mirate (farmaci contro mutazioni specifiche del DNA), che però sono ancora in fase di studio, assieme ad altre strategie immunoterapiche.

La miglior strategia rimane però sempre la prevenzione: diagnosticare e rimuovere un neo maligno allo stadio iniziale, può voler dire salvare la propria vita.

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Ludovica Cesaroni
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