Leucemia: prevedere le ricadute sin dalla diagnosi? Sì, è possibile

Leucemia: prevedere le ricadute sin dalla diagnosi? Sì, è possibile

Obiettivo? Intercettare tutte quelle cellule che, nella leucemia linfoblastica acuta di tipo B (B-LLA), sono responsabili delle ricadute, distruggendole con cure e trattamenti quanto più aggressivi. Proprio a questo hanno lavorato gli studiosi del Centro di ricerca Matilde Tettamanti in collaborazione con l’Università americana di Stanford. I risultati, pubblicati sulla rivista Nature Medicine, lasciano ben sperare.

I ricercatori, sostenuti anche da AIRC e della Fondazione Benedetta è la Vita Onlus, hanno infatti osservato che alcune caratteristiche di quelle cellule tumorali associate alla recidiva della leucemia linfoblastica acuta sono già presenti al momento della diagnosi. Fino a oggi, invece, occorreva aspettare la risposta al trattamento per stabilire l’eventuale rischio di ricaduta. Le cose, dunque, stanno cambiano. Vediamo perché.

Leucemia linfoblastica acuta, il “tumore dei bambini”

La leucemia linfoblastica acuta è un tumore ematico che prende avvio dai linfociti presenti nel midollo osseo. Questi, in particolari condizioni, possono andare incontro a una trasformazione tumorale. Così, succede che i processi di maturazione che portano al linfocita adulto si bloccano e le cellule cominciano a riprodursi così velocemente da invadere in pochissimo tempo il sangue, per poi raggiungere la milza, il sistema nervoso, il fegato e i linfonodi.

Si tratta, fortunatamente, di una malattia relativamente rara. Secondo le stime fornite da AIRC, nel nostro paese si verificano circa 1,6 casi ogni 100 mila uomini e 1,2 casi ogni 100 mila donne. Se i numeri paiono irrisori nel mondo degli adulti, la prospettiva cambia se si rivolge l’attenzione ai casi registrati in età pediatrica. La leucemia linfoblastica acuta è infatti la tipologia di tumore più frequente in questa fascia di popolazione: rappresenta l’80% delle leucemie e circa il 25% di tutti i tumori diagnosticati tra 0 e 14 anni. A soffrirne sono principalmente i più piccoli, bambine e bambini con età compresa tra i 2 e i 5 anni.

Obiettivo: fermare le ricadute della leucemia

Seppur le risposte iniziali ai trattamenti di prima linea sembrano essere positive, è necessario sottolineare che la mortalità della leucemia linfoblastica acuta è dovuta per la maggior parte dai casi alla recidiva.

Nel panorama scientifico il dibattito è aperto: le cellule tumorali resistenti al trattamento (dunque che causano la recidiva) sono presenti fin dal momento della diagnosi oppure emergono sotto la pressione della terapia iniziale?

Per dare una risposta definita a questa domanda, la dr.ssa Zinaida Good, co-autrice del lavoro, ha realizzato un modello statistico di predizione (DDPR) delle ricadute. Si è così dimostrato che particolari caratteristiche funzionali delle cellule tumorali responsabili della recidiva sono presenti sin dalla diagnosi.


Leucemia linfoblastica acuta

«Nel nostro studio – commenta la dr.ssa Jolanda Sarno, primo autore insieme a Zinaida Good – abbiamo utilizzato una tecnologia innovativa, la citometria di massa, in grado di individuare, quantificare e analizzare contemporaneamente decine di parametri biologici e funzionali in ogni singola cellula – continua – Le cellule leucemiche di B-LLA alla diagnosi sono state confrontate con la loro controparte sana mediante un programma bioinformatico al fine di individuare i profili più caratteristici delle cellule leucemiche. I profili ottenuti sono poi stati confrontanti nei pazienti ricaduti rispetto a quelli in remissione (non ricaduti), ed utilizzando un approccio di “machine learning” sono state identificate le caratteristiche funzionali predittive della ricaduta».

Leucemia linfoblastica acuta: prevenire la recidiva

Il team di ricerca del Centro di ricerca Matilde Tettamanti e l’Università americana di Stanford


Insomma, alla luce dei risultati, prevedere la ricaduta del paziente potrebbe essere possibile, anche per mettere a punto una terapia che tenga conto di queste evidenze. Ovviamente, il modello sviluppato dovrà essere ulteriormente validato con un numero più ampio di soggetti con leucemia. La prospettiva, però, fa ben sperare!


FONTE: Airc.

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