Infarto per stress da lavoro: si ha diritto a un risarcimento?

Infarto per stress da lavoro: si ha diritto a un risarcimento?

Una possibile spiegazione alla sempre maggiore frequenza di attacchi cardiaci è lo stile di vita che caratterizza la nostra società: ritmi sempre più frenetici, lavoro che richiede sempre più energie, poco tempo libero e, più in generale, un aumento esponenziale sempre maggiore a situazioni stressanti sia dal punto di vista fisico che psicologico.

Di seguito, vedremo in quali casi è possibile ricevere un risarcimento per infarto causato dal lavoro e quali sono i doveri del datore di lavoro per cercare di evitare che si verifichino situazioni del genere.

Quando si può parlare di infarto per stress da lavoro

Qualora il soggetto colpito da infarto dimostri una correlazione fra l’evento e l’attività lavorativa svolta, può richiedere un indennizzo per infortunio sul lavoro o per malattia professionale.

Requisito fondamentale per ricevere tali indennità è l’esistenza di una relazione causa-effetto fra stato di salute e lavoro, che si manifesta in un determinato momento nel caso di infortunio o in maniera diluita nel tempo nel caso, invece, di malattia professionale.

Nel caso in cui il lavoratore riesca a dimostrare la mole eccessiva di lavoro affidatogli, abbinata a una forte pressione, che gli hanno provocato una situazione di stress esagerata (che ha causato, a sua volta, l’infarto) e, qualora il datore di lavoro sia stato negligente e non abbia fatto nulla per evitare questa situazione, quest’ultimo potrebbe essere chiamato a risarcire il dipendente per il danno subito.

Quali sono i doveri dei datori di lavoro

Secondo l’articolo 2087 del Codice Civile, il datore di lavoro ha l’obbligo di «adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro».

Di conseguenza, nel momento in cui si dimostra che egli non ha adempiuto ai sui doveri, può essere ritenuto colpevole ed obbligato al risarcimento dei danni. A tal proposito bisogna tenere in considerazione che il datore di lavoro è ritenuto responsabile dell’organizzazione aziendale e della distribuzione del lavoro. Per tale motivo, egli è tenuto a informarsi sulle condizioni in cui si trovano i suoi dipendenti e, quindi, non può giustificarsi facendo riferimento a un assenza di lamentele dei lavoratori o a una volontà di quest’ultimi di voler operare in un determinato modo (non scaturito da una sua imposizione).

Il punto di vista della Corte di Cassazione

Secondo l’articolo 3 dell’Accordo Europeo dell’8 ottobre 2004, il danno da stress da lavoro si verifica quando una situazione di prolungata tensione determina un peggioramento dello stato di salute.

Rimanendo in linea con tale definizione, la Corte di Cassazione ha preso delle posizioni molto chiare nei confronti di casi che riguardavano tale argomento ed ha affermato (con la sentenza n. 5590 del 22 marzo 2016) che il risarcimento del danno da stress da lavoro «si inscrive nella categoria unitaria del danno non patrimoniale causato da inadempimento contrattuale e, in linea generale, la sua risarcibilità presuppone la sussistenza di un pregiudizio concreto sofferto dal titolare dell’interesse leso, sul quale grava l’onere della relativa allegazione e prova, anche attraverso presunzioni semplici». Inoltre, la Corte di Cassazione ha individuato tre requisiti essenziali per far sorgere il diritto al risarcimento del danno causato da stress di lavoro:

  1. Una condotta censurabile del datore di lavoro
  2. Un danno fisico accertabile dal punto di vista medico
  3. Un nesso di causalità tra la condotta censurabile ed il danno

La responsabilità del datore di lavoro non si limita però soltanto all’astensione da comportamenti lesivi nei confronti dei propri dipendenti ma si concretizza anche nel porre in essere condotte di prevenzione e di tutela dell’integrità psico-fisica dei lavoratori.

Infine, è utile ricordare che, il soggetto colpito da infarto, per ricevere un risarcimento per danno da stress di lavoro, ha l’onere di dimostrare i comportamenti scorretti del datore di lavoro e la sussistenza di una correlazione causa-effetto fra danno ed attività professionale.

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