Tumori del sangue: quali sono le nuove possibilità di cura?

Tumori del sangue: quali sono le nuove possibilità di cura?

Si celebra oggi, 21 giugno, la Giornata Nazionale per la lotta contro le Leucemie, Linfomi e Mieloma, posta sotto l’alto patronato del Presidente della Repubblica e istituita permanentemente dal Consiglio dei Ministri. Un’occasione per illustrare i progressi della ricerca, e per essere ancora più vicini ai malati ematologici.

Facciamo il punto, insieme al dr. Angelo Michele Carella, specialista in ematologia.

Tumori del sangue: di cosa si tratta

«Quando si parla di tumori del sangue ci si riferisce principalmente a leucemie acute, mieloidi e linfatiche, così come alla leucemia mieloide cronica e leucemia linfatica cronica. Anche i linfomi di Hodgkin e non Hodgkin e il mieloma multiplo fanno parte di questa tipologia di tumori – ha spiegato il dr. CarellaVi sono poi patologie ematologiche che, per semplicità, chiameremo pretumorali, come le mielodisplasie, la policitemia, la trombocitemia e la mielofibrosi, che evolvono o possono evolvere verso leucemie acute».

Insomma, con circa 33mila nuovi casi diagnosticati ogni anno, i tumori del sangue si collocano al quinto posto della classifica dei più frequenti nel nostro Paese. Purtroppo, si tratta di un dato destinato ad aumentare, dato che questa tipologia di tumore colpisce soprattutto la popolazione over 65. Se, però, le avvisaglie dei “primi della lista” (colon, seno, polmone e prostata) sono chiare a molte persone, i possibili segnali di leucemia, linfoma e mieloma sono generalmente poco noti e sono perlopiù poco specifici e comuni a tanti disturbi, anche poco gravi.

«La sintomatologia varia da paziente a paziente: emorragie, infezioni, ingrossamento dei linfonodi e dolori ossei sono i segnali più diffusi». La diagnosi precoce, dunque, appare di vitale importanza. «L’esame più importante per le leucemie e le sindromi mieloproliferative è sicuramente l’emocromo, ma risultano fondamentali anche TAC/PET per i linfomi, e la proteinemia elettroforesi con immunofissazione se si evidenzia un picco monoclonale nel mieloma e nel Wldenstrom» – conclude il dr. Angelo Michele Carella.

La speranza arriva dall’immunoterapia?

L’immunoterapia e la CAR-T (Chimeric Antigen Receptor T-cell) rappresentano delle speranze concrete per la cura di queste malattie che potrebbero – in un prossimo futuro – sostituire le terapie tradizionali. È questo quanto emerso durante la presentazione della 13° Giornata nazionale dedicata a tali patologie.

Perché è così. La ricerca sulle malattie tumorali del sangue ha fatto dei progressi straordinari negli ultimi 20 anni: le possibilità di tenerle sotto controllo stanno crescendo di continuo. Di conseguenza, la sopravvivenza si allunga in maniera significativa e il numero dei pazienti con guarigione completa sta incrementando giorno dopo giorno.

Dunque, come sottolineato da ALI (Associazione italiana contro le leucemie), la speranza arriva dai cosiddetti farmaci ‘intelligenti’ cioè capaci di colpire in maniera selettiva le cellule tumorali risparmiando, al contrario della più classica chemioterapia, le cellule sane. Già oggi, questa tipologia di trattamenti – in combinazione con la chemio – ha consentito di raggiungere ottimi risultati.

Ma l’altra frontiera sembra ancora più efficace, seppur in via di sviluppo: l’immunoterapia, che tratta il cancro come fosse una infezione, scatenando il sistema immunitario. I risultati sembrano essere ecclatanti. «Credo che tutti abbiano sentito parlare delle famose cellule CAR-T: linfociti del paziente affetto da tumore che, prelevate e ingegnerizzate in laboratorio, vengono armate di tutto punto per combattere il tumore dall’interno –  ha sottolineato il dr. Sergio Amadori, Presidente di ALI – Queste CAR-T hanno ottenuto la remissione in oltre l’80% dei pazienti, una remissione duratura nel tempo che ha dato vita a potenziali guarigioni».

Dunque, saranno queste le colonne portanti del trattamento dei tumori del sangue?

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