Cardiopatie congenite, ecco come “scoprirle”: la parola al cardiologo

Cardiopatie congenite, ecco come “scoprirle”: la parola al cardiologo

Dr. Domenico Miceli, medico chirurgo e cardiologo


Il 14 febbraio non è solo la festa degli innamorati, il celeberrimo San Valentino. È infatti anche la Giornata Mondiale delle Cardiopatie Congenite, una ricorrenza utile per sensibilizzare la popolazione su un problema che riguarda statisticamente 8 bambini su 1000 nati ogni anno.

Ma cosa intendiamo con cardiopatia congenita? Vediamo insieme al dr. Domenico Miceli, cardiologo, di capirne di più.

Cosa sono le cardiopatie congenite e quali sono le cause?

Una delle più grandi sfortune che possa incontrare un bambino sin dalla nascita è sicuramente quella di soffrire di una cardiopatia congenita, una malformazione che può rappresentare un vero dramma spesso senza fine.

Una malattia congenita è tale perché è presente sin dalla nascita e, nello specifico, le cardiopatie rappresentano quelle malattie congenite che interessano il cuore.

Il feto, infatti, comincia ad avere un primo sviluppo dell’area cardiovascolare intorno al diciottesimo giorno di gestazione. È solo durante i successivi processi di embriogenesi delle stesse strutture, però, che si cominciano a manifestare le prime malformazioni, pur senza chiare evidenze cliniche. Queste, infatti, dipendono dalla propria gravità della patologia e dalla situazione del feto.

Vi è una classificazione delle cardiopatie congenite, ovvero:

  • Criterio clinico – Possono essere lievi (si risolvono spontaneamente poco dopo la nascita del feto), moderate (significative alterazioni che necessitano appositi trattamenti in età pediatrica) e, infine, severe (malformazioni potenzialmente invalidanti che vanno curate con più interventi e possono essere mortali).
  • Criterio anatomico – Semplici (malformazioni causate da una valvulopatia o da un minimo difetto di settazione), complesse (più malformazioni sono combinate tra loro).

Esiste inoltre un’ulteriore classificazione che le divide in:

  • Congenite cianogene con ipoafflusso polmonare, laddove vi è una malformazione nella parte destra della struttura cardiaca
  • Congenite cianogene con iperafflusso polmonare, dove si presenta un difetto nella comunicazione tra le strutture cardiache e quelle vascolari

Le cause delle cardiopatie congenite possono essere diverse. Tra queste, individuiamo:

  • Cause genetiche (aberrazioni cromosomiche o malformazioni genetiche)
  • Malattie ereditate dalla madre (patologie autoimmuni, infezioni materne, esposizioni a sostanze teratogene, problematiche legate a diabete)

Quali sono gli strumenti utile a diagnosticare una cardiopatia congenita?

La maggior parte delle cardiopatie congenite si possono riscontrare durante il periodo di gestazione grazie all’ecografia morfologica, eseguita solitamente intorno al settimo mese di gravidanza e che permette di verificare eventuali difetti cardiaci. In questi casi, la madre può sottoporsi a delle cure presso dei centri specializzati che permetteranno di affrontare il problema nel miglior modo possibile.

In altri casi, la cardiopatia congenita è riscontrabile solo dopo la nascita: è questo il motivo per cui è necessario controllare le mucose e il colorito della cute non appena il bimbo o la bimba viene alla luce. Particolarmente importante è, ovviamente, verificare accuratamente la zona cardiaca, per poter valutare l’eventuale stabilità del ritmo cardiaco.

Esistono inoltre alcuni esami diagnostici per scoprire una cardiopatia congenita, come:

  • Visita del cardiologo
  • Elettrocardiogramma ECG
  • Radiografia del torace
  • Ecocardiogramma
  • Cateterismo cardiaco / angiocardiografia

Tutti questi esami permettono di comprendere appieno l’eventuale necessità di un intervento di procedura correttiva che, nella maggior parte dei casi, è di tipo chirurgico.

Quali sono le cure più indicate?

Le cardiopatie congenite, a parte alcuni casi fortunati di piccoli difetti che si risolveranno spontaneamente con la crescita (vedi alcuni tipi di difetti interatriali), rappresentano patologie di competenza del cardiochirurgo pediatrico.

Questo, infatti, valuterà, a seconda della complessità della cardiopatia, se ricorrere a un intervento di chirurgia radicale – ossia risolutivo di tutti i difetti presenti – oppure un intervento palliativo, ossia una sorta di intervento”ponte” per consentire la crescita del bimbo e la successiva correzione totale mediante una operazione successiva.

Ovviamente, la ricerca non si ferma mai. E i progressi della cardiologia consentono oggi numerosi tipi di tecniche correttive, applicabili nel singolo caso. Oggi, inoltre, esiste persino la possibilità di ricorrere al trapianto di cuore, eseguibile anche in età pediatrica.

Come cambia lo stile di vita dei bambini affetti da cardiopatie congenite?

Purtroppo, la presenza di una malattia del cuore in un bimbo rappresenta una problematica che va gestita a diversi livelli, ovviamente sempre in rapporto alla complessità della patologia.

Va infatti considerata la necessità di seguire il piccolo durante la crescita, sottoponendolo anche a controlli frequenti e, spesso, a numerosi interventi, con implicazioni intuitive anche sulla sua vita relazionale e scolastica.

Soprattutto in questi casi, il compito di un centro di cardiologia pediatrica è quello di offrire anche supporto psicologico sia al bambino sia ai genitori, che deve essere infatti organizzato in modo tale da fornire ogni aiuto possibile ed in qualsiasi fase della malattia, al di fuori di ogni vincolo burocratico.

Si pensi solo alla preoccupazione che i genitori possono sviluppare anche solo nei confronti di un semplice un rialzo febbrile, che spesso induce lo stesso pediatra che viene interpellato a demandare la problematica alla struttura ospedaliera che lo tiene in cura.

E in questa Giornata Mondiale della Cardiopatie Congenite, il pensiero è dedicato a tutte le famiglie, ai bambini e a chi, quotidianamente, porta avanti il proprio impegno per provare a rendere migliore la loro vita.

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