I batteri che causano malattie autoimmuni: dall’artrite al morbo di Crohn

I batteri che causano malattie autoimmuni: dall’artrite al morbo di Crohn

Come sappiamo, le malattie autoimmuni sono caratterizzate dalla risposta del sistema immunitario verso molecole e strutture proprie dell’organismo. Le cause scatenanti sono, purtroppo, prevalentemente sconosciute. Il mondo scientifico è però concorde nel sostenere il ruolo patogenetico dei fattori genetici e di quelli ambientali. Tra i secondi sono comprese le infezioni da parte di virus e batteri.

In particolare, diversi studi hanno evidenziato la correlazione tra specifiche infezioni batteriche e alcune malattie autoimmuni.

Concentriamo l’attenzione proprio su questo fatto: quali sono le evidenze scientifiche che mettono in relazione infezioni batteriche e malattie autoimmuni? Dove vivono i batteri che potrebbero scatenare questo tipo di patologie?

Malattie autoimmuni e infezioni batteriche: il legame

Prima di sviscerare la relazione tra infezioni batteriche e sviluppo delle malattie autoimmuni è fondamentale sottolineare che queste patologie sono considerate multifattoriali. Le infezioni batteriche, infatti, rappresentano una concausa dello sviluppo della malattia. Insomma, né la predisposizione genetica né i diversi fattori ambientali possono essere ignorati in questo contesto.

Gli studi sul ruolo delle infezioni batteriche nella patogenesi delle malattie autoimmuni, però, rappresentano senza dubbio un passo importante per comprendere meglio queste patologie. Diversi studi hanno infatti individuato il possibile ruolo patogenetico di microrganismi anche piuttosto diffusi. Vediamo insieme quali sono i batteri più comuni che possono causare malattie autoimmuni.

  1. Staphylococcus aureus – Uno dei batteri indicati come co-responsabili dello sviluppo di malattie autoimmuni è Staphylococcus aureus, un batterio che colonizza prevalentemente le alte vie respiratorie (ma lo si ritrova anche sulla pelle e nell’apparato uro-genitale) e di cui una gran parte della popolazione mondiale è portatrice sana. I portatori sani, per definizione, non mostrano alcun sintomo di infezione. Ma cosa succede se l’equilibrio si rompe, il batterio prende il sopravvento e produce un’infezione nei soggetti predisposti allo sviluppo di malattie autoimmuni? Gli studi indicano che l’infezione cronica da parte di Staphylococcus aureus induce una forte risposta infiammatoria sistemica, che potrebbe essere un fattore etiologico per il lupus eritematoso sistemico e per l’artrite reumatoide. Dov’è più frequente contrarre l’infezione da parte di questo batterio? Strano a dirsi, ma le infezioni di Staphylococcus aureus sono tipiche degli ambienti ospedalieri. Insomma, una buona igiene negli ospedali è la prima strategia difensiva contro questo batterio.
  2. Klebsiella pneumonia – Come suggerisce il nome, Klebsiella pneumoniae è l’agente patogeno della polmonite batterica. Tuttavia, esso provoca anche altre infezioni, tra cui quelle del tratto urinario, ed è particolarmente diffuso negli ospedali. Gli studi indicano che l’infezione da parte di Klebsiella pneumoniae è correlata alla spondilite anchilosante, una malattia autoimmune che provoca infiammazione delle articolazioni sacro-iliache e della colonna vertebrale in particolare. La malattia può presentarsi anche con interessamento intestinale e, secondo gli studi, Klebsiella pneumoniae potrebbe essere coinvolto proprio in questo meccanismo. Infatti, nei pazienti con spondilite anchilosante, gli elevati livelli di anticorpi contro Klebsiella sono stati associati con un più alto grado di infiammazione intestinale. Inoltre, l’infezione da parte di Klebsiella sembra avere un ruolo anche nel morbo di Crohn.
  3. Escherichia coli e Mycobacterium avium paratuberculosis (MAP) – L’infezione da parte di Escherichia coli e Mycobacterium avium paratuberculosis (MAP) sembra essere correlata allo sviluppo e alla progressione del morbo di Crohn. Escherichia coli è uno dei batteri normalmente residenti nell’intestino umano e le sue infezioni vengono contratte per via oro-fecale, quindi attraverso l’ingestione di cibi o acque contaminate dal batterio. Il MAP, invece, causa la paratubercolosi nei ruminanti e, in particolare, nei bovini. Il microbo potrebbe resistere ai processi di pastorizzazione e infettare l’uomo che ingerisce latte contaminato, oppure essere introdotto nell’organismo umano attraverso il consumo di carne cruda o poco cotta di animali infetti. Secondo alcuni studi, l’infezione da parte di MAP, oltre allo sviluppo del morbo di Crohn, potrebbe partecipare anche alla patogenesi del diabete di tipo 1 e dell’artrite reumatoide. In uno studio pubblicato lo scorso mese, alcuni scienziati dell’Università della Florida Centrale (Sharp e colleghi, 2018) hanno ipotizzato che il MAP possa scatenare la malattia autoimmune nei soggetti che possiedono una particolare forma di due proteine, chiamate PTPN2 e PTPN22. Le due proteine sono coinvolte nel mantenimento della tolleranza verso le molecole proprie dell’organismo, e le forme alternative indagate potrebbero essere responsabili della mancata tolleranza. Secondo questi autori, il MAP potrebbe agire come un interruttore delle forme alterate delle proteine PTPN2 e PTPN22, le quali darebbero luogo ad una segnalazione cellulare che, in ultimo, determina l’iper-attivazione del sistema immunitario contro le molecole dell’organismo.

In conclusione, ricordando che il substrato genetico è un fattore imprescindibile nello sviluppo delle malattie autoimmuni, le infezioni batteriche sembrano essere una concausa da tenere in considerazione. Oltre gli studi citati in questo breve articolo, infatti, molte altre evidenze scientifiche supportano questa ipotesi.

Per evitare di contrarre le infezioni sono importantissime le norme igieniche, in tutti i contesti. Gli ambienti maggiormente a rischio sono gli ospedali, nei quali occorre prestare particolare attenzione. Il rischio di infezioni che possono essere contratte attraverso gli alimenti e l’acqua, invece, si diminuisce attraverso gli adeguati controlli sanitari e di qualità da parte delle aziende produttrici e degli enti di controllo, così come attraverso la corretta manipolazione degli alimenti negli ambienti domestici.

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