Terapia ormonale sostitutiva

Contenuto di: - Curatore scientifico: Dr. Gianfranco Blaas
Indice contenuto:
  1. Che cos'è la terapia ormonale?
  2. In quali casi si effettua la terapia ormonale?
  3. Quali sono i benefici della terapia ormonale?
  4. Quali sono i rischi della terapia ormonale?
  5. Che farmaci si usano per la terapia ormonale sostitutiva?

Che cos'è la terapia ormonale?

Pillole

La terapia ormonale sostitutiva è una terapia a base di farmaci contenenti ormoni femminili per sostituire quelli che il corpo non ha più in seguito alla menopausa.

In quali casi si effettua la terapia ormonale?

La terapia ormonale si effettua per curare i sintomi della menopausa.

Quali sono i benefici della terapia ormonale?

Le donne che si sottopongono alla terapia ormonale ottengono una certa protezione contro le seguenti condizioni:

  • osteoporosi (soprattutto in prevenzione)
  • cancro colorettale
  • cancro ovarico

Quali sono i rischi della terapia ormonale?

Uno studio ha rilevato un aumento del rischio di cancro al seno o malattie cardiache tra le donne che assumono estrogeni senza progestinici, utilizzati per la terapia ormonale. Invece le donne che per la terapia ormonale assumono la combinazione estro-progestinica sono a rischio di alcune patologie gravi quali:

  • malattie cardiache
  • cancro al seno
  • ictus
  • tromboflebiti
  • malattie alla mammella

Concludendo: dati i rapporti rischi-benefici la EMEA (Agenzia Europea per i Farmaci) consiglia di ricorrere a preparati per combattere i disturbi della menopausa nel minor dosaggio e per il più breve tempo possibile. Una vita sana ed attiva, alimentazione di tipo mediterraneo, astensione dal fumo, socializzazione, sono rimedi più efficaci della TOS.

Che farmaci si usano per la terapia ormonale sostitutiva?

Gli ormoni cui si è fatto ricorso per primi sono stati gli estrogeni, che sono “gli ormoni femminili per eccellenza”.

I primi ormoni erano estratti animali, ma poi si preferì usare quelli sintetici, abbassandone progressivamente il dosaggio, ma con le prime terapie si notò anche un forte incremento di cancro dell’endometrio (mucosa uterina)  e malattie vascolari arteriose, come infarti, ictus cerebrali, oltre ad una aumentata percentuale di cancro al seno. Si associarono allora i progestinici (derivati dal Nortestosterone), con lo scopo, riuscito, di diminuire i rischi di cancro dell’endometrio e quelli arteriosi, ma aumentando la percentuale di rischi venosi (trombosi venose).

Negli anni 2000 fu messo in grande evidenza uno studio eseguito in America (WHO) su un grandissimo numero di casi, che riportò una percentuale di rischi molto superiore in chi faceva ricorso alla TOS rispetto alla popolazione comune. Questo studio fu poi ridimensionato nella sua scientificità, ma portò comunque ad un grosso calo di utilizzazione di terapie ormonali per la cura dei sintomi della menopausa.

In seguito furono usate altre sostanze, come il Tibolone, ad azione simil- estrogenica (Livial), che aveva una azione euforizzante, dovuta al suo effetto androgenico (non da tutti gradito).

Si è ricorso poi ai SERM (Modulatori Selettivi dei Recettori degli Estrogeni), che si sono dimostrati efficaci nella prevenzione della osteoporosi post-menopausale (Raloxifene), riducendo anche il rischio di tumore mammario.

Discorso a parte meritano i fitoestrogeni, con varie combinazioni di prodotti ad azione estrogenica e/o progestinica: si tenga conto che la loro azione, così come gli effetti collaterali, è più lenta e meno pesante rispetto ai prodotti di sintesi.