Prescrizione del sintomo

Contenuto di: - Curatore scientifico: Dr. Martina Valizzone
Indice contenuto:
  1. Prescrizione del sintomo: cos'è?
  2. Come funziona la prescrizione paradossale?
  3. Quando vi si ricorre?
  4. Quali altri approcci terapeutici vengono usati assieme?
  5. Interventi paradossali: gli esempi

Prescrizione del sintomo: cos'è?

Prescrizione del sintomo

La prescrizione del sintomo è un intervento paradossale utilizzato nell’ambito della psicoterapia strategica ed in generale delle terapie brevi. Contrariamente ai metodi utilizzati dalle terapie di stampo psicoanalitico o cognitivo, la terapia strategica è un tipo di psicoterapia in cui viene dato ampio spazio alla prescrizione di esperienze concrete che il paziente deve compiere al di fuori dello spazio terapeutico, tra una seduta e l’altra nel suo contesto di vita quotidiano.

La prescrizione paradossale o, in termini clinici la prescrizione del sintomo, è una tecnica che consiste nella richiesta fatta dal terapeuta al paziente di mettere in atto il comportamento sintomatico di cui questi si vuole liberare, in altre parole gli viene richiesto di "mettere in pratica il sintomo". Le prescrizioni comportamentali, dirette, indirette o paradossali sono utilizzate in terapia allo scopo di produrre esperienze emozionali correttive, che vanno a sostituire o ad annullare i sintomi.

Come funziona la prescrizione paradossale?

Quando un terapeuta prescrive al paziente di "agire sul sintomo", questi ha due possibilità: o abbandona il comportamento sintomatico (e in questo modo contravviene alla prescrizione) oppure mette in atto volontariamente il sintomo, seguendo quanto indicato dallo psicoterapeuta. 

Nell’eventualità che il paziente segua la prescrizione priverà il sintomo dell’aspetto essenziale di spontaneità, mettendolo sotto il controllo cosciente, in grado di annullarne il valore sintomatico e tale da portare all’estinzione del sintomo.

Se al contrario il paziente decide di non seguire la prescrizione (e quindi abbandona il sintomo), viene comunque raggiunto lo scopo della terapia ovvero quello di impedire che il sintomo continui a manifestarsi. 

Il paziente, attraverso la prescrizione del sintomo, si trova intrappolato in quello che viene definito doppio legame terapeutico che costringe il paziente, qualunque sia la sua scelta, al cambiamento.

Quando vi si ricorre?

Nell’ambito di una psicoterapia la prescrizione del sintomo viene utilizzata per aggirare la cosiddetta “resistenza al cambiamento”, ovvero quel fattore che impedisce al paziente di abbandonare il sintomo e dare avvio al cambiamento.

Attraverso le prescrizioni comportamentali, paradossali, dirette o indirette e altre tecniche derivanti dall’ipnosi ericksoniana, il terapeuta guida il paziente verso il superamento dei propri limiti e verso la ristrutturazione del suo sistema di credenze disfunzionali che hanno portato all’instaurarsi del sintomo.

Quali altri approcci terapeutici vengono usati assieme?

La psicoterapia breve strategica è una terapia improntata sul “far fare”, quindi all’azione. Nella pratica clinica insieme alle prescrizioni paradossali, sono molto utilizzate le prescrizioni dirette e le prescrizioni indirette, allo scopo di aggirare la resistenza al cambiamento del paziente e del suo sistema familiare. 

  • Prescrizioni dirette: questa tecnica prevede che il terapeuta dia indicazioni chiare al paziente riguardo a determinate azioni da compiere. Questo tipo di ingiunzioni comportamentali sono molto efficaci anche in una fase più avanzata della terapia, quando ad esempio il paziente deve consolidare e mantenere il cambiamento ottenuto.
  • Orescrizioni indirette: si tratta di tutte quelle richieste comportamentali che mascherano il loro vero obiettivo. In questo tipo di prescrizioni il terapeuta prescrive al paziente di fare qualcosa che produrrà (anche) un effetto diverso da ciò che esplicitamente si attendeva.

Interventi paradossali: gli esempi

La prescrizione del sintomo è una tecnica psicologica molto complessa e variegata per questo, per comprenderne meglio il funzionamento, ne daremo di seguito alcuni esempi.

Nell’ambito di un percorso di psicoterapia ad indirizzo strategico per il trattamento del disturbo ossessivo compulsivo, il terapeuta può predisporre un ingiunzione paradossale, prescrivendo al paziente il sintomo da lui lamentato e invitarlo a ripetere la stessa compulsione (per esempio lavarsi le mani) per un determinato numero di volte e in determinate circostanze preordinate e scandite dalle tempistiche indicate dal terapeuta.

O ancora, nel caso di un paziente con insonnia cronica, il terapeuta potrebbe prescrivere al paziente di restare sveglio almeno 5 notti a settimana.

La prescrizione di questi comportamenti apparentemente illogici e controproducenti per il senso comune, hanno invece l'effetto di dare all'individuo la possibilità di affrontare la situazione problematica da un punto di vista differente e portare così alla ristrutturazione della realtà.

Va sottolineato che, malgrado alcune prescrizioni paradossali siano ad oggi degli interventi consolidati e molto utilizzati nella pratica clinica, la stragrande maggioranza delle intenzioni paradossali, pur seguendo un preciso impianto metodologico, sono frutto della creatività personale del terapeuta, capace di creare paradossi tagliati su misura per la situazione e per il paziente, tenendo conto dei suoi canali comunicativi e del suo linguaggio specifico.