Sindrome metabolica

Contenuto di: - Curatore scientifico: Dr. Chiara Tuccilli
Indice contenuto:
  1. Cos’è la sindrome metabolica?
  2. Quali sono i sintomi e quando rivolgersi al proprio medico?
  3. Quali sono le cause della sindrome metabolica?
  4. Quali sono i fattori di rischio?

Cos’è la sindrome metabolica?

Sindrome metabolica

La sindrome metabolica è la presenza di diverse alterazioni del metabolismo ed emodinamiche che hanno in comune l’insulino-resistenza o l’iperinsulinemia e che si manifestano contemporaneamente in un individuo. Tra queste alterazioni vi sono:

  • alterazioni della glicemia;
  • aumento dei trigliceridi e riduzione del colesterolo HDL (colesterolo “buono”);
  • sovrappeso o obesità, con grasso localizzato prevalentemente a livello addominale;
  • pressione arteriosa alta.

La sindrome metabolica predispone l’individuo allo sviluppo di malattie cardiovascolari, esponendolo al rischio di ischemia e ictus.

Se il paziente è affetto da sindrome metabolica, o da una delle manifestazioni sopra indicate, il cambiamento immediato dello stile di vita può rallentare o persino ostacolare lo sviluppo di problemi di salute. In alcuni casi, il trattamento richiede anche l’intervento farmacologico.

Quali sono i sintomi e quando rivolgersi al proprio medico?

La maggior parte delle condizioni associate con la sindrome metabolica non presentano sintomi, sebbene la circonferenza della vita rappresenti un segno visibile.

Può capitare di riscontrare frequentemente la pressione arteriosa elevata, e per questo rivolgersi al medico. Il medico prescriverà una serie di esami utili ad approfondire la situazione e, in presenza di obesità, soprattutto se addominale, unitamente a trigliceridi alti, HDL basso e glicemia alta, porrà diagnosi di sindrome metabolica.

Se i livelli di zucchero nel sangue sono molto alti, questo potrebbe essere un segno della comparsa del diabete, assieme ad un aumento della sete, della minzione, dell’affaticamento e dell’offuscamento della vista.

Quali sono le cause della sindrome metabolica?

La sindrome metabolica è strettamente legata all’essere sovrappeso, all’obesità e all’inattività.

Essa è anche collegata ad una condizione chiamata insulino-resistenza. Normalmente l’apparato digerente trasforma il cibo ingerito in zucchero (glucosio).

L’insulina è l’ormone prodotto dal pancreas per aiutare lo zucchero ad essere recepito dalle cellule per essere poi trasformato in energia. Inoltre, l’insulina esercita altre funzioni, poiché induce la lipogenesi (produzione dei lipidi) e la glicogenosintesi (sintesi del glicogeno, una molecola che funziona da riserva per il glucosio), mentre inibisce la glicogenolisi (scissione del glicogeno, da cui segue il rilascio di glucosio).

Nelle persone affette da insulino-resistenza, le cellule non rispondono in modo normale all’insulina e il glucosio non riesce a essere recepito dalle cellule facilmente. Di conseguenza, i livelli di glucosio nel sangue si alzano. L’aumento dei livelli di glucosio nel sangue è chiamato iperglicemia.

L’alterazione di tutti gli altri processi regolati dall’insulina causa una serie di problemi metabolici, soprattutto per quanto riguarda il metabolismo lipidico.

Quali sono i fattori di rischio?

I fattori che seguono possono aumentare la possibilità di sviluppare la sindrome metabolica:
-    età, maggiore dei 40 anni (anche se dati di indagini recenti evidenziano un aumento della sindrome metabolica anche tra i bambini e gli adolescenti);

  • inattività fisica;
  • obesità;
  • insulino-resistenza.

Essere affetti da sindrome metabolica aumenta il rischio di sviluppare:

  • Diabete. Se non si apportano cambiamenti al proprio stile di vita volti a controllare il peso, i livelli di glucosio continuano ad aumentare, con il rischio di sviluppare il diabete; il diabete può anche essere causa di altre condizioni, quali la sindrome post flebitica, una complicanza della trombosi venosa profonda.
  • Malattie cardiovascolari. Colesterolo alto (LDL) e pressione alta possono essere fattori contribuenti all’accumulo di placche nelle arterie. Queste placche, dette placche aterosclerotiche, possono restringere le arterie, con il conseguente rischio di attacco di cuore, infarto e ictus.