Disturbo da alimentazione incontrollata

Contenuto di: - Curatore scientifico: Dr. Elena Tamussi
Indice contenuto:
  1. Cos'è il disturbo da alimentazione incontrollata?
  2. Qual è il trattamento in caso di disturbo da alimentazione incontrollata?
  3. Quali sono le cause e i fattori di rischio per il disturbo da alimentazione incontrollata?
  4. Quali sono i sintomi e i segni da disturbo da alimentazione incontrollata?
  5. Come viene diagnosticato il disturbo da alimentazione incontrollata?
  6. Come si presenta chi ne è affetto?
  7. Quali rischi comporta il disturbo da alimentazione incontrollata?
  8. Come si cura?
  9. Esiste un test per diagnosticare i disturbi?
  10. Si può guarire?

Cos'è il disturbo da alimentazione incontrollata?

Cibo

Il disturbo da alimentazione incontrollata è una malattia mentale caratterizzata da episodi ricorrenti di abbuffate che l’individuo compie senza sforzarsi.

Questo disturbo colpisce circa 3.5% delle donne e il 2% degli uomini; è una malattia che tende ad insorgere soprattutto durante l'adolescenza o all'inizio dell'età adulta.

Circa il 65% delle persone con questo disturbo alimentare sono obese e più esposte anche ad altre malattie; spesso, per compensare, tali soggetti hanno comportamenti estremi volti a rimediare all'abbuffata. Esempi di comportamenti connessi a questo disturbo sono: 

  • atteggiamenti volti ad indurre il vomito 
  • eccessivo esercizio fisico
  • inappropriato uso di farmaci come lassativi o pillole dimagranti

Talvolta questo disturbo tende a persistere per più di 10 anni e solo il 7% delle persone lo risolve dopo il primo anno di malattia. 

Come con la maggior parte dei disturbi mentali, non esiste una causa specifica, piuttosto questo è il risultato di un insieme complesso di fattori genetici, psicologici e ambientali.

Il disturbo da alimentazione incontrollata noto anche come binge eating disorder (o BED),  fa parte della più vasta gamma dei disturbi dell'alimentazione ed è caratterizzato da frequenti episodi di alimentazione incontrollata.

Contrariamente a quanto accade nella bulimia nervosa le abbuffate non sono seguite da comportamenti compensatori quali vomito, digiuno o ricorso ad intensa attività fisica.

Caratteristici di questo disturbo sono i frequenti attacchi di fame vorace, che porta a consumare grandi quantità di cibo oltre a:

  • Comportamento alimentare disturbato tra un’abbuffata e l’altra
  • Pasti irregolari
  • Iniziare e smettere frequentemente diete
  • Scarsa consapevolezza del senso di fame e di sazietà
  • Poco movimento fisico e poca attività sportiva.

Proprio per questo motivo molti soggetti affetti da disturbo dell'alimentazione incontrollata sono in sovrappeso oppure obesi, fattore che aumenta grandemente il rischio di sviluppare altre patologie, come ad esempio le patologie cardiovascolari.

Uomini e donne che combattono con questo disturbo possono manifestare sensi di colpa, stress e imbarazzo relativamente alla propria alimentazione o immagine corporea, fattore che può influenzare l'ulteriore progressione del disturbo dell'alimentazione.

Qual è il trattamento in caso di disturbo da alimentazione incontrollata?

Quando vi è il disturbo da alimentazione incontrollata, le persone tendono a perdere peso, ad adottare una dieta ipocalorica e alcuni riguadagnano peso nel tempo. 

La psicoterapia da sola non può essere risolutiva, ma può essere una componente chiave nel trattamento dei problemi emotivi che sono spesso associati a questo disturbo. 

Le persone con questa patologia sembrano essere a più alto rischio di sviluppare:

Rispetto ad altri disturbi alimentari come bulimia o anoressia nervosa, che tendono a durare meno di sei anni, il disturbo da alimentazione incontrollata ha natura cronica

I farmaci che sembrano essere efficaci nel ridurre il numero e la quantità di episodi disordine alimentare comprendono Topiramato (Topamax) che è usato per trattare le crisi, così come la serotonina (SSRI), farmaci che curano l'ansia o la depressione, come la fluoxetina (Prozac), Sertralina (Zoloft), Paroxetina (Paxil), Citalopram (Celexa) e escitalopram (Lexapro).

Sibutramina (Meridia) è un soppressore dell'appetito che è stato trovato per aiutare a diminuire le abbuffate e aumentare la perdita di peso. SSRI tendono ad essere ben tollerati e hanno una bassa incidenza di effetti collaterali come mal di stomaco, problemi di sonno e disfunzioni sessuali.

Quali sono le cause e i fattori di rischio per il disturbo da alimentazione incontrollata?

Quando parliamo di disturbi dell'alimentazione non è possibile identificare un solo fattore responsabile del disturbo, piuttosto è necessario considerare un insieme di fattori fisici, personali e ambientali che hanno contribuito all'instaurarsi della patologia. 

I fattori di rischio, per il BED, sono gli stessi che gli altri disturbi del comportamento alimentare, quindi:

  • la presenza di un membro della famiglia a dieta per un qualsiasi motivo
  • critiche di familiari su alimentazione, peso o le forme corporee
  • traumi o abusi 
  • episodi di vita in cui si è stati presi in giro sull’alimentazione, il peso o le forme corporee
  • obesità dei genitori
  • obesità personale nell’infanzia
  • frequentazione di ambienti che enfatizzano la magrezza (es. danza, moda, sport)
  • repressione dell’espressione emotiva
  • disturbi dell’umore
  • disturbi dell’alimentazione in famiglia

Per il disturbo da alimentazione incontrollata, come per la maggior parte di altri disturbi mentali, non esiste una causa specifica, piuttosto questo è il risultato di un insieme complesso di fattori genetici, psicologici e ambientali.

Gli individui che sono inclini all'obesità, sia geneticamente che in altro modo, tendono ad essere più soggetti a sviluppare tali patologie, ma un fattore di rischio serio può essere quello ambientale come il bullismo o storie di abusi sessuali. 

Per le donne caucasiche, ad esempio, al contrario delle donne afro-americane, la discriminazione tende ad essere un fattore di rischio per questa patologia, così come i soggetti che partecipano a competizioni sportive sono a più alto rischio di sviluppare disturbi alimentari in generale. 

Psicologicamente, questa patologia è pensata da molti professionisti come una forma di dipendenza da cibo espressa attraverso la fame compulsiva, questa condizione tende ad essere associata a depressione, ansia e disturbi dati dal consumo di sostanze.

In sintesi, le cause sono: 

  • Predisposizione genetica
  • Fattori personali
  • Obesità
  • Mancanza di sonno

Quali sono i sintomi e i segni da disturbo da alimentazione incontrollata?

I segni e sintomi del disturbo da alimentazione incontrollata sono:

  • episodi ricorrenti di abbuffate
  • eccessivo esercizio fisico
  • uso di farmaci, o altri comportamenti che vengono spesso utilizzati da individui bulimici 

Le persone con questa malattia mentale impiegano più tempo per sentirsi piene e hanno maggiori probabilità di sentirsi come se stessero morendo di fame quando le circostanze, in realtà, sono differenti.

Inoltre questi individui tendono a mangiare più rapidamente del normale, avvertendo un senso di vergogna dopo aver esagerato.

Come viene diagnosticato il disturbo da alimentazione incontrollata?

Quando una persona si abbuffa una volta a settimana per almeno 3 mesi, si può dire che stia soffrendo di disturbo da alimentazione incontrollata. Si ingeriscono grandi quantità di cibo in tempi ridottissimi, in modo compulsivo e senza la presenza di un reale senso di fame.

Dopo aver ingerito il cibo si presenta un malessere sia fisico che psicologico. La presenza di depressione è un altro fattore importante per confermare la diagnosi

Un disturbo da alimentazione incontrollata, come qualsiasi malattia mentale non prevede una diagnosi precisa

La visita medica, di solito, include un test di laboratorio per valutare la salute generale della persona ed appurare se l'individuo ha una condizione medica già delicata, pertanto vengono poste domande per comprendere se l’individuo vive anche situazioni come: 

Dal momento che alcuni dei sintomi di disordine alimentare possono verificarsi anche con altre condizioni mentali, lo screening è stato progettato per determinare se l'individuo è affetto da qualche problema emotivo.

Come si presenta chi ne è affetto?

Le caratteristiche visibili in chi è affetto dal disturbo sono:

  • Obesità o forte sovrappeso
  • Sofferenza mentale per non riuscire a non mangiare in modo compulsivo
  • Frustrazione per diete che non funzionano
  • Depressione

Gli uomini adulti sono i più colpiti. 

Quali rischi comporta il disturbo da alimentazione incontrollata?

I rischi del disturbo da alimentazione incontrollata sono: 

  • aumento del rischio cardio metabolicono 
  • dislipidemie
  • diabete
  • problemi muscolo scheletrici
  • alterazioni ormonali
  • disfunzioni sessuali
  • difficoltà cardio respiratorie

Come si cura?

La preoccupazione, quando ci si trova a trattare i disturbi dell'alimentazione, è quella di riuscire ad individuare qualsiasi altra patologia conseguente le abitudini alimentari.

Trattandosi di un disturbo che coinvolge la mente ed il corpo in egual misura, è necessaria la presenza di un'équipe multidisciplinare che si occupi dei vari aspetti della malattia.

È necessario la presenza di un nutrizionista che si occupi di fornire una guida tesa alla normalizzazione dell'alimentazione e allo stabilirsi di un peso corporeo adeguato.

Uno psicoterapeuta e uno psichiatra. In quanto parte fondamentale del processo di cura la psicoterapia individuale, familiare o di gruppo possono aiutare ad individuare le cause sottostanti il disturbo alimentare, quindi eventuali eventi di vita traumatici, comportamenti appresi o aiutare il paziente a trovare il modo più appropriato per esprimere il proprio mondo emotivo, troppo a lungo represso.

Dal punto di vista farmacologico, insieme agli altri trattamenti, è consigliabile la prescrizione di alcuni farmaci utili a ridurre i sintomi ansiosi e derivanti da disturbi dell'umore che possono verificarsi in concomitanza al disturbo alimentare; molti di questi farmaci utilizzati aiutano a ridurre le abbuffate caratteristiche dell'alimentazione incontrollata.

In alcuni casi, può essere necessario ricorrere al ricovero in strutture specializzate in base alla severità del disturbo dell'alimentazione e alle patologie accessorie.

Ad ogni modo il primo passo è quello di rivolgersi ad uno psicologo o uno psicoterapeuta che possa aiutare il soggetto ad individuare un piano di trattamento adeguato alle proprie esigenze. 

Serve un approccio multidisciplinare, che coinvolga sia medici che psichiatri. Le terapie migliori sono:

  • Terapia cognitivo comportamentale, che vada ad aiutare il paziente nel suo rapporto con il cibo, andando a farlo reagire in modo positivo a stimoli negativi, che stanno all’origine delle abbuffate. Se il disturbo è particolarmente grave, si può procedere con una fase che preveda il ricovero.
  • Alla terapia cognitivo comportamentale può essere associata la somministrazione di antidepressivi
  • In caso sia necessario far perdere velocemente peso al paziente, si può ricorrere a prodotti che riducano la sensazione di fame o l’assunzione di nutrienti
  • Interventi chirurgici come l’inserimento del palloncino nello stomaco o il bendaggio gastrico
  • Interventi di chirurgia bariatrica che riducono le dimensioni dello stomaco o il bypass gastroduodenale. Tutti gli interventi chirurgici, va ricordato, che sono soggetti a maggiori rischi e ci sono possibilità si verifichino delle complicanze.

Esiste un test per diagnosticare i disturbi?

L'Eating Attitude Test (EAT-26) è il test più usato al mondo per misurare i sintomi e le preoccupazioni caratteristiche dei disturbi dell'alimentazione.

Questo test diagnostico è un test molto utilizzato in ambito clinico e di ricerca come strumento di screening, per identificare precocemente i soggetti affetti da disturbi dell'alimentazione. L'identificazione precoce dei disturbi è essenziale in quanto porta ad un accesso precoce ai trattamenti in grado di influenzare positivamente la prognosi

Si può guarire?

La risposta a questa domanda è sì. Una buona percentuale di pazienti intorno al 50% va incontro a remissione totale dei sintomi se seguita, come suggeriscono le linee guida attuali, da un'équipe multidisciplinare integrata, percentuale che tende ad aumentare nei casi con esordio precoce dei sintomi.